La Sopravvivenza dell’Io


Tutti noi nasciamo con un progetto esistenziale che per concretizzarsi ha bisogno di un sostegno, rappresentato dalla costruzione efficace dell’Io.

Quando in età infantile, si subisce un trauma, un abbandono, una ferita esistenziale profonda, avviene in alcuni casi, che questa costruzione non può più avvenire in una realtà resasi inaccettabile perché lei stessa, portatrice di quella ferita.

L’io se non resiste al trauma subito, non può continuare a crescere e si ha come conseguenza la follia o l’autodistruzione della persona.

Allora per esistere l’io cerca altri terreni dove portare la personalità che sta costruendo, una realtà nuova, non aderente al reale perché quel reale che doveva fungere da terreno fertile, si è dimostrato non adatto alla propria evoluzione.

E’ noto infatti che molti bambini traumatizzati, vivono poi per anni in un loro mondo fantastico, si isolano in un mondo creato da loro, nel quale si sentono sicuri ma che esclude tutti.

E’ questo un crocevia fondante per la personalità di domani e questo è il luogo dove cercare le soluzioni affinché una persona ritorni ad una esistenza “reale” immune dalle sue proiezioni da adulto, miranti a salvare l’Io.

La costruzione di un mondo fantasioso, ha come aspetto positivo, quello di creare una mente non binaria e pertanto libera di sperimentare soluzioni alternative a quelle comuni e socialmente approvate.

Questo è il luogo da dove nascono poi i geni, i creativi, come anche i folli, gli inventori, le perversioni e i modelli sociali innovativi.

Tuttavia in questa nuova realtà esistenziale contenente il proprio senso del bene e male, si assiste come in un vulcano, ad un rimestamento dei valori, affinché se ne possano di creare di nuovi, non assimilabili al mondo reale primario.

La persona però, viene a scontrarsi quasi automaticamente con il mondo relazionale, sociale e morale già costituito, rappresentato dal modello educativo genitoriale, dal quello morale collettivo e dal modello stato-religioso vigente.

Tipica è l’affermazione dei genitori quando affermano: Non capisco mio figlio, da chi abbia preso questo modo di fare!

Accadendo tutto questo in giovanissima età, 3-11 anni, si innesca un senso di colpa, derivato dal giudizio espresso sulle proprie azioni dalle entità sociali appena citate, con conseguente sentimento, di sentirsi fuori posto, strani, o perversi, in pratica come un pesce fuor d’acqua.

Questo senso di colpa blocca la costruzione dell’Io, ritentata in una “altra” realtà immaginaria, dal soggetto che ha subito la ferita esistenziale.

La conseguenza è la perdita di se e della possibilità di far crescere parti di se, perché non si ha più un terreno dove poggiare il proprio “IO”.

Nasce così una delle tante persone incapaci di costruire e di desiderare, di creare relazioni felici ed appaganti e di raggiungere obiettivi, la sua vita sarà irrealizzata e non completata come il suo io originario.

L’approccio terapeutico purtroppo spesso essendo fatto da figure aderenti al modello sociale costituito, tende subito a “tagliare” quella parte estranea dal punto di vista comportamentale, al modello sociale approvato, per tentare di ricondurre l’individuo a quei valori etici esistenziali e morali condivisi ed igienicamente accettati.

E’ di fatto una lobotomia mentale, attuata dai vari approcci psicologici attualmente in voga, cosa che genera un definitivo rinchiudersi del soggetto nel suo mondo virtuale ed il fallimento della terapia stessa, e prova ne è l’alto tasso di suicidi, omicidi e atti di violenza fatto da persone in cura presso i vari CIM.

La soluzione che funziona, e funziona immediatamente, è difficile da percorrere, perché richiede molto coraggio ed esperienza, da parte di chi ha come mandato morale  quello il portare l’altro ad una migliore qualità della sua vita.

La risposta richiesta si attua, facendo regredire la persona all’epoca nella quale si è generata la creazione della realtà altra, rispetto a quella di nascita, realtà che vi ricordo essere la causa, secondo l’inconscio della persona, della ferita subita e resasi inadatta al proseguo dell’esistenza e della crescita del proprio IO.

Tornare a quell’epoca comporta una adesione al mondo immaginario anche da parte dell’esperto in dinamiche inconsce che ha accettato questa incombenza, che ha il compito di abbracciare sia la sua creatività che la sua perversione. ma che questa volta però non sarà da solo nell’agirla, accettando una figura adulta e vigilante e calmierante in quel mondo irreale.

Questa figura  rappresentata dal terapeuta, che creerà insieme all’allievo una altra realtà fantastica dove anche egli trovi posto.

L’esperto deve potersi calare davvero nei sentimenti oscuri dell’allievo e farli suoi, deve avere la capacità di scorgere quella connessione che come una porta egli può varcare e connettersi al mondo reale-reattivo, dell’allievo, si deve avere il coraggio di abitare la follia dell’altro e d avere nel contempo la capacità di rimanerne immuni. perché tu penserai, desidererai  e sentirai come vede e sente il tuo allievo.

Ciò serve a portare pian piano poi l’allievo ad abbandonare la sua realtà fantastica, per tornare alla realtà oggettiva, ma questa volta con un io compiuto e resistente.

Il lavoro che si deve fare è quello di accettazione delle proprie pulsioni “Diverse” perché fonte di strutturazione ed unicità dell’io e con esse la comprensione di sé come entità unica ed irripetibile proprio grazie a queste variabili.

La scelta che si fece a 7 anni, o 11 era la migliore  e quella più rispettosa del proprio impianto di Io e Se, e nessun modello sociale ha il diritto di proporre una sua stortura come soluzione ad una “deviazione necessaria”.

Pertanto, quella direzione va ripresa, perseguita, applicata e sperimentata, per terminare la costruzione dell’IO; solo così un giorno la si potrà lasciare, per aderire ad un comportamento, socialmente più utile a se ed agli altri.

Ci si scoprirà allora, creativi, unici, diversi ed  “esistenti davvero”!

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