Alla base della tua vita


Quando il nostro essere nella vita poggia su un terreno interiore precario, accade che i nostri progetti e con esse le speranze racchiuse in loro, vacillino fino a perdersi.

Tutti noi poggiamo ciò che siamo, il nostro “Io”, su una base esistenziale che è conseguenza di tutti i nostri vissuti; A volte però, al posto di solide fondamenta, vi troviamo crepe profonde, nelle quali si insinuano le nostre paure, le ansie e come se non bastasse da queste crepe, fuoriescono anche i pensieri limitanti a giustificare le conseguenze di questo vuoto, ossia: Qualcosa dentro me, non mi fa essere in grado di essere ciò che desidero.

A questo si deve la sensazione di incompletezza e il perché si vive come se c’è qualcosa di non raggiunto in noi!

A questo dato di fatto, c’è chi reagisce cercando di scavare in se stesso, fino a scoprire cosa ha minato la propria esistenza in modo da porvi rimedio, mentre altri, danno per ineluttabile questa condizione e si adagiano ad un percorso di vita subordinato, alle proprie paure e sconfitte.

Questo vuoto purtroppo non è riparabile né con i soldi né con il successo, basta vedere quanti ricorrono a droghe e psicofarmaci,nonostante le ricchezze e la fama ottenuti.

Molti fallimenti possono rappresentare sia la massima espressione della disperazione, ma anche di aver tentato di coprire le proprie mancanze con la coperta del successo.

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Alcuni come il cantante Kurt Cobain dei Nirvana, altri musicisti noti per l’autodistruzione come Jim Morrison e Jimi Hendrix, Amy Winehouse e Michael Jackson; hanno alla fine gettato la spugna perché tuta la loro esistenza è stata un fallimento nella realtà, non riuscendo a riparare la propria base esistenziale profonda.

Uomini e donne che non sono riusciti mai a colmare quel vuoto interiore ed hanno vissuto angosce, depressioni, picchi di fragilità compresi troppo tardi anche da se stessi.

Questi i volti noti, ma ad essi si aggiunge una moltitudine di persone che si “fanno fuori” semplicemente non vivendo la vita che potrebbero, ignari anche che una soluzione ai loro problemi possa esserci.

Ne ho visti di talenti comportarsi come persone senza valore e di aquile comportarsi come polli!

Non basta neppure addolcirsi la pillola giustificandosi con alibi e dando le colpe ad altri sulle cause delle proprie sventure, come ad esempio: E’ il mio partner che mi crea l’ansia, oppure ho fallito a causa di un socio, non riesco a creare una impresa perché non ho i soldi ed anche non ce l’ho fatta perché da piccolo non avevo… eccetera eccetera.

Chiunque senta di avere questa fragilità e che avverte che qualcosa in se è da sistemare, dovrebbe fermarsi ed incominciare a guardarsi davvero dentro e se non vi riesce da solo, anche facendosi aiutare da chi è in grado di farlo e questo ancor prima prima di starne male, prima di fallire in un progetto esistenziale o economico che sia, si deve fare attenzione ai primi segni di insuccesso nella vita personale e professionale.

Questo è un lavoro fondamentale, perché dal risultato dipenderà l’esistenza che avrai, ciò che ti potrai permettere nella vita, compreso quanta felicità potrai avere.

Il lavorare su se stessi, non è fattibile acquistando un corso, ne affidandosi ad altre soluzioni miracolose quanto improbabili, queste sono cose per chi non intende in realtà cambiare nulla di se, ma preferisce vivere nell’illusione che invece lo abbia fatto, saranno i risultati poi a svelare questa illusione.

Le tue fondamenta portano tutti i segni di quanto in passato hai vissuto, comprese le spiegazioni giuste o sbagliate che siano, che tu hai dato a quelle cose, c’è da ricomporre in pratica il Puzzle che compone il tuo mondo interiore, dando un nuovo senso a ciò che accade dentro te.

L’insieme di tutto questo, la loro coesione e correttezza di elaborazione ed interpretazione, andrà a formare la solidità di te stesso e quanto tu potrai “reggere alla vita”.

Come disse Freud c’è da tornare a quel momento dove hai lasciato una parte di te a guardia di quel problema, avessi tu 3 anni o 15 e spiegare con gli occhi ed il sapere dell’adulto, cosa è accaduto a quel bambino, che rimarrà li a quel tempo fintanto che non gli arriva una spiegazione o una soluzione a quel problema.

 

 

 

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