La difficoltà a specchiarsi


Quella che noi chiamiamo identità è qualcosa che viene costruito nel tempo attraverso immagini riflesse da innumerevoli specchi intorno a noi.

Appena nati inizia la costruzione della nostra identità e per far sì che questo accada, utilizziamo dapprima i nostri genitori che ci rimandano le immagini che andranno a definire noi stessi.

Giorno per giorno, con ciò che giunge a noi dall’interazione con loro, costruiamo una mappa di noi.

I loro assenzi, i divieti, gli apprezzamenti o le critiche, delineano l’immagine che noi avremo di noi stessi in futuro.

In una seconda fase, verso i 4 anni cominciando ad esplorare con la consapevolezza di noi sin qui acquisita dal primo specchio, il mondo circostante, concretizzato da regole sociali e relazioni, anch’esso ci dà delle risposte conseguenti alle nostre azioni.

Gli apprezzamenti degli amici, o le loro critiche, i successi che avremo nella vita o gli ostacoli che incontreremo, saranno tutti eventi funzionali a ridefinire ogni volta chi siamo.

Noi siamo dei contenitori, formati dal materiale biologico fornito dai genitori, materiale a loro volta preso dai loro genitori e così via.

In questo contenitore poi sarà versato e verseremo anche noi il nostro contenuto, ossia ciò che siamo, che è in gran parte formato dal gioco di specchi sin qui descritto, abbinato alle esperienze che noi faremo nel nostro esistere.

Quando l’immagine riflessa da questi specchi è distorta a causa ad esempio dei comportamenti non idonei dei genitori, oppure lo specchio riflette una immagine troppo lontana da noi, come nei casi in cui è la relazione affettiva con il figlio a mancare, si avranno delle conseguenze negative negli anni a venire, sia sulla capacità di vedersi, capirsi che di comprendere anche se stessi in relazione con gli altri e con il tutto intorno a noi.

La conseguenza della visione di noi offuscata, nel primo caso, è determinata appunto da comportamenti genitoriali non coerenti, se non addirittura contrastanti, mentre nel secondo caso, quello dei genitori anaffettivi, potremmo vedere noi stessi in lontananza come accade in coloro che dicono di non sapere bene chi sono né cosa vogliono, o troppo vicini, come ad esempio nei narcisisti, dove un eccesso di proiezione genitoriale, amplifica la dimensione che vediamo di noi stessi.

Questi specchi sono indispensabili anche per trovare le giuste direzioni nella vita, perché anche noi siamo diventati nel frattempo specchi e la nostra “fedeltà” di riflessione, determinerà la congruità di ciò che analizzeremo e dalla correttezza di ciò che riflettiamo come specchi dall’esterno, trarremo conseguenze, credenze e decideremo azioni e comportamenti.

Ma cosa fare se il nostro specchio è distorto?

In questi casi, per evitare confusioni esistenziali, indecisioni, errori sostanziali e scelte improduttive, è necessario dotarci di uno specchio “certificato” in correttezza di riflessione, con il quale, potremmo riprendere le nostre misure, correggere le sbavature di immagine sulle cose, che nel tempo abbiamo assimilato.

E’ un lavoro che permette di tornare a vedersi e soprattutto tornare a fare le giuste valutazioni di se e di cosa è l’altro al nostro fianco e come è strutturato l’ambiente che ci circonda, al fine di far diventare tutto questo, il più aderente possibile a ciò che davvero siamo.

Una vera e propria riscoperta di se, una correzione delle lenti, che permette di riconsiderare con una chiave corretta tutti gli eventi passati e soprattutto futuri della nostra vita.

 

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