LA DISPERSIONE DELL’IO


Quando un bambino realizza di non essere amato, che il comportamento dei suoi genitori, non è funzionale alla sua evoluzione, che non gli vengono dati gli strumenti per affrontare la vita, allora egli si trova ad affrontare la massima battaglia per la sua l’esistenza.

Il suo Io va incontro ad una dispersione poiché manca quel collante della certezza genitoriale, di fatto egli realizza che il suo creatore non lo ama!

E quindi si chiede: Come mi ha creato? Perché sono così? 

Ciò che ha costruito in lui il suo costruttore, come è stata concepita e creata la sua struttura mentale, fatta di credenze, pareri, leggi divieti ed assenzi, egli comprende, essere stata realizzata in lui non per il suo bene, ma bensì funzionale all’egoismo genitoriale.

L’io di un bambino non può reggere questa verità e per questo va gradualmente incontro ad una dispersione di se e del suo Io, essendo appunto formatosi con parti genitoriale non idonee, non ecologiche per se stesso.

A questa consapevolezza estrema egli reagisce cercando ossessivamente di darsi una spiegazione, la prima spiegazione più plausibile è che è lui ad essere sbagliato, un creatore non può non amare chi ha creato.

E’ proprio questa prima riflessione che farà nascere poi il senso di colpa nell’adulto, molto legato al concetto religioso del peccato originale.

Un altro meccanismo di difesa che egli tenta, è di darsi una risposta razionale a questa consapevolezza, ma purtroppo la razionalità non può dare una spiegazione appagante al dolore di questa emozione,  in quanto fa parte della nostra parte spirituale, della nostra anima.

 

Tuttavia questo tentativo, se pur sbagliato è l’unico che alla sua età egli può tentare, perché non ha gli strumenti per vedere le dinamiche interiori dei suoi creatori, ne ha la forza per concepire i suoi genitori, persone distaccate da lui.

Da grande si porterà dietro questo iperrealismo, questo cercare continuo dell’equilibrio nella razionalità, e difficilmente potrà assaporare la libertà di esistere e basta, mancando quella struttura interiore, quella certezza che dona l’esser stati costruiti con amore.

 

La dispersione dell’Io, una volta avvenuta, per poter essere in qualche modo “riparata” è necessario ricostruire una dimensione interiore che tenda alla unificazione delle parti di se stessi, e contemporaneamente arginando le distorsioni che la ricerca ossessiva della verità e della realtà, nel frattempo hanno creato, perché è un lavoro interiore, direi spirituale quello che va fatto, trattandosi di una ferita dell’anima e l’anima non si aggiusta ragionandoci su né, con metodi razionali che anzi rafforzano il problema.

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