LA PAURA DEL VUOTO


In tutti noi, esiste un luogo al nostro interno in cui sono custoditi i nostri sogni e desideri, un’energia vitale ricca di stimoli, affetti e scopi; in questo luogo si attiva la connessione tra noi e il mondo che ci circonda, quello spazio interiore che genera senso alla nostra esistenza.

Possiamo paragonare questo spazio, ad un’oasi con una sorgente d’acqua, un luogo tranquillo dove trascorrere il tempo, incontrare le persone e ci dà sicurezza nei periodi di siccità, dissetandoci.

In questa oasi la sorgente d’acqua, si alimenta della nostra storia e di quello che ci fa stare bene.

La sensazione di vuoto, ci ricorda una mancata costruzione di se stessi con la conseguente difficoltà a relazionarsi con gli altri, ponendoci verso loro, non per ciò che siamo, frutto della nostra costruzione, ma per la maschera che utilizziamo per nascondere questa realtà e che utilizziamo affinché ci rappresenti in un ideale di noi, che forse non raggiungeremo mai se non ci impegneremo in un costante lavoro su noi stessi..

Quando le circostanze della vita mettono a rischio tale spazio esistenziale, scatta un allarme che ci avverte del pericolo imminente, e possiamo ascoltare questo sentimento di inquietudine, attraverso l’ansia e poi la paura.
Senza questa sorgente attiva, ci troveremmo come dei naufraghi su un’isola deserta, nella quale potremmo sentire solo la nostra voce ripetersi all’infinito, e come specchio, solo la nostra immagine, senza più possibilità di confronto con gli altri ed il cambiare delle cose.

Questo è il “vuoto”, una gabbia esistenziale costruita da noi stessi, a seguito di una reazione ad un evento vissuto.

La reazione a questo stato emotivo, spesso è la chiusura, in quanto non avendo possibilità di interazione con l’altro, pensiamo sia inutile gettare una bottiglia con un messaggio di aiuto in mare, crediamo che nessuno potrà mai leggere il nostro contenuto, troppo distante da loro, perdendo ancor più il contatto con la vita e rimanendo bloccati dentro.

La chiusura che ne consegue, fa sì che non ascoltiamo più neanche i nostri desideri e bisogni più autentici.

Gli stati d’animo ed i pensieri che ne conseguono, portano alla solitudine dove magari conta solo il lavoro e si rimane con un disperato desiderio di contatto umano.

Il non sentire più noi stessi, causa la sensazione che manchi qualcosa, che qualcosa sia perduto, “non sento niente”, “non sono niente”; si vive in una costante confusione nella quale si mette in discussione tutto.

 

Si entra di fatto in una spirale dove la disillusione si sostituisce alla speranza di ciò che invece si poteva essere, ed a questo punto si perde il senso del perché combattere e non ne vale più la pena sacrificarsi.

Stare su un’isola deserta, induce a non sentirsi di appartenere più a nulla”, “mi sento inutile”, non ho più niente in comune con le persone che mi sono vicine”, sensazione che spesso continua nella tristezza, “mi viene da piangere tutto il tempo”, ed il passato diventa l’unica cosa bella da ricordare:” ho rimpianti sul mio passato”.

L’autostima è collegata al senso di appartenenza e alla consapevolezza dei propri valori, tanto è che nel vuoto esistenziale, si è portati a pensare che non si è importanti, con un continuo desiderio che qualcuno si prenda cura di noi.

La vergogna ed il senso di colpa sono accompagnati da un senso di fallimento, visto il naufragio esistenziale, “non sono stato capace di costruire nulla”.

I diversi aspetti del vuoto

Il vuoto è un elemento chiave di molti disturbi, nei quali ad un’idea grandiosa di sé e il sentimento di orgoglio che ne deriva proteggono da un senso di vuoto e di mancanza di significato.

All’interno di questa dinamica s’inserisce la difficoltà nella rappresentazione dei propri scopi e desideri non inclusi nel sé grandioso e l’incapacità di comprendere la natura dei propri bisogni affettivi.

Il vuoto ad esempio nel narcisista è quindi una sensazione di spegnimento interiore dove sfuma l’idea di sé, una mancanza di senso, che diventa una mancanza di scopo della propria esistenza, del darsi una direzione nella vita; Su questo vuoto getta le basi il suo elemento speculare, vale a dire l’orgoglio, intenso come spinta alla grandiosità del sé che porta all’isolamento.

Un altro tipo di vuoto è quello indotto, come conseguenza della perdita dell’oggetto fondante di una relazione e della successiva presa di coscienza dell’incapacità di recuperarlo, cosa tipica nella perdita di una persona cara.
Lo stato d’animo principale in queste situazioni è la tristezza, che si accompagna anche ad una mancanza di speranza verso se stessi e verso la vita con un vissuto di inferiorità rispetto agli altri, cosa che lo porta ad avere difficoltà nello svolgere attività prima gradite e soddisfacenti portando la persona ad abbandonare gradualmente i propri interessi e a chiudersi sempre più in se stessa.

A questo si accompagna anche un senso di stanchezza e mancanza di energie, che rende ogni gesto e ogni compito estremamente faticoso e al di sopra delle proprie capacità.

La soluzione si tutte queste vicissitudini emotive, sta nel prestare la massima cura affinché la sorgente nella nostra oasi, rimanga ben alimentata e rigogliosa.

Porsi come automatismo nella propria vita, quello di aumentare costantemente il proprio valore e conoscenza di se.

Nella nostra sorgente interiore, c’è la possibilità di specchiarsi in quel riflesso ed ascoltarsi in quel fluire nel tutto intorno a noi e cogliere l’opportunità di conoscersi e crescere.

Il vuoto se lo si sa affrontare, mette la persona di fronte a se stessa, con i suoi desideri e bisogni, la sua essenza, la sua identità, quindi può essere un importante motivo di svolta e crescita esistenziale.

Questo è il Vuoto che unisce le persone in una condizione comune e umana, quello che spinge milioni di persone a sacrificarsi ed impegnarsi ogni giorno in qualcosa necessario per loro e per gli altri.
Attraverso una consapevolezza piena, il vuoto può essere trasformato in sorgente che si autoalimenta nei propri desideri e bisogni.

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