L’ASSENZA (Prima Condizione)


L’Assenza

Questo post è il primo di un percorso verso le 3  condizioni necessarie,  affinché si giunga ad una conoscenza ed una  consapevolezza interiore che si svilupperà nei due post successivi.

PRIMA CONDIZIONE – L’ASSENZA

SECONDA CONDIZIONE – LA NON MEDITAZIONE

TERZA CONDIZIONE – LA CONTEMPLAZIONE

Occorre fare una premessa su cosa sia la conoscenza, essa  è una predisposizione insita nell’essere umano e per acquisirla è necessario predisporsi nel giusto modo.

La conoscenza è composta da due entità: dal sapere interiore e dalla razionalità esteriore; entrambe hanno una valenza ed un valore, ma mentre la conoscenza interiore influenza quella esteriore, viceversa non è possibile in quanto giungendo dall’inconscio, la conoscenza interiore non è pienamente comprensibile ne influenzabile dalla conoscenza razionale.

A questo punto si deve affrontare una questione, la conoscenza cosa è?

La conoscenza è uno stato esistenziale che porta alla consapevolezza dell’interiore, del proprio crogiolo dal quale si originano tutte le nostre pulsioni, attese ed azioni. Essa è il risultato   che deriva dalla somma della consapevolezza di se , sommata al sapere razionale, aggiungendovi la misura che si da alle cose ed agli eventi, attraverso le proprie credenze.

Conoscere fa comprendere che la voce che giunge a noi silenziosa da dentro la si può e la si deve ascoltare e che l’inconscio regola costruendola, la propria realtà esistenziale.

Di fatto siamo tutti attori che recitano la sceneggiatura scritta dall’inconscio, come ben aveva intuito Pirandello nel suo libro “6 personaggi in cerca d’autore“.

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Quanto affermato sin qui, ci fa comprendere che la coscienza ultima non esiste, essendo essa un moto continuo che tende ad ampliarsi con il procedere nella vita.

Questa realtà proiettata in cui viviamo, si può modificare nel tempo interpretandola e comprendendone le modalità di influenza sul nostro essere esteriore; comprensione che può avvenire solo nell’assenza e non nell’azione.
Si dovrebbe insegnare l’assenza per comprenderci, non a fare corsi o esercizi, ne seguire improbabili segreti su come arrivare alla comprensione di se,cosa che purtroppo non è, basta soppesare bene la qualità di quanto è proposto online.

I corsi ed i percorsi fast-food, sono come le pillole per il mal di testa, servono a poco e per poco tempo e soprattutto non eliminano la causa del vostro mal di testa!

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Per carità, sempre meglio non avere il mal di testa che averlo, quindi se proprio vi serve, fate tranquillamente un mini percorso di crescita personale,come tanti che potrete  trovare  dappertutto.

Neppure esiste il sapere oltre il quale nulla è più da comprendere, infatti chiedo ai miei allievi come segno di gratitudine nei miei confronti e regalo personale, di contemplare la possibilità di superarmi nel mio Sapere e Conoscere.

Ogni buon maestro ambisce ad essere superato dai propri allievi ed io infatti ,sono solo un mezzo che serve per  portarli oltre a quanto sono giunti sino ad ora  e  finito il mio ruolo di “Traghettatore”, è mio desiderio essere superato, per poter permettere loro di fare ulteriori passi oltre i miei insegnamenti.

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Diffidate più che potete di chi afferma essere il detentore di una verità assoluta!

O è un pazzo, o un ignorante, o un approfittatore, ed in tutti i casi è consigliabile starvi alla larga.

Il premio della conoscenza.

Colui che inizia e porta avanti il lungo e faticoso cammino verso la conoscenza, oltre ai doveri di autenticità e serietà verso se stesso, ha come controvalore il poter assistere all’allontanamento dell’orizzonte, ossia vive una realtà dove vede cadere giorno dopo giorno  dei veli invisibili che limitavano la sua percezione delle cose e il limite che aveva nel  concepire  ed immaginare.

Tutto si dilata, la comprensione profonda delle cose rallenta il tempo, in quanto si è sia attori che spettatori di se stessi, questa è la condizione di assenza!

L’assenza per essere agita, ha bisogno della sospensione dell’io, ossia di quello stato dove il nostro pensiero, la nostra opinione la nostra volontà stessa vengono sospese, interrotte, in modo da lasciare un nuovo spazio libero nel quale far fluire l’essenza profonda dell’altro.

Essere spettatori e non solo ansiosi ed ansimanti teatranti di se stessi, vittime del proprio ruolo e delle proprie inesatte credenze e conseguenti visioni.

Ogni risposta che si da ad un evento, si incastra esattamente come un puzzle perfetto al quadro in divenire della nostra vita, tutto scorre senza sobbalzi, tutto viene anticipato e facilmente controllato.

Alcuni lo definiscono lo stato di Flow, dove tutto avviene senza sforzo, modalità esistenziale da molti ambita e da pochissimi raggiunta.

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Poter praticare efficacemente l’Assenza di se, è cosa da imparare in quanto sia i nostri schemi mentali che quelli imposti dalla società, tendono invece a colmare ogni piccolo vuoto temporale, tanto che l’assenza è il nemico numero uno della società attuale.

Ci vuole poco a rendersi consapevoli di essere dei criceti in una ruota, correre al lavoro, produrre sempre più, poi correre a casa, correre a portare i figli alle loro attività sportive e sociali, e stremati da tanto correre infrasettimanale, correre nel fine settimana verso la meta agognata il relax: che riempiamo subito con altrettante cose che ci occupano la mente.

Credo fermamente che occupare la mente sia lo sport più praticato al mondo, dopo la ricerca di intrattenimento.

Chi gestisce la ruota del criceto, sa quanto sia pericoloso se il criceto si fermasse a pensare, non correrebbe più così tanto, non avrebbe bisogno di così tanto cibo per far girare sempre più velocemente la ruota e lui il grande padrone, non avrebbe più senso di esistere, ci sono dei criceti felicissimi di correre sempre più velocemente!

Ma come si impara l’assenza?

I grandi illuminati di sempre hanno compreso che la via per giungere alle vette più elevate di se stessi e trascendere la nostra esistenza avviene attraverso la Non meditazione, la non azione. Piuttosto è utile la contemplazione, come essere dinanzi al mare e perdersi nella sua immensità lasciando che giunga a noi il suo senso.

Per abitare l’assenza e per poter ascoltare la propria voce interiore, non esiste una pratica che ci porti ad essa,  in quanto ogni azione o metodo cosciente e scelta fatta, ci porta ad occupare quella stanza idealmente vuota che è l’assenza.

Si giunge all’assenza di se, incominciando pian piano a non pensare e non agire, dapprima ci riuscirete per pochi secondi, per poi passare a minuti infine ad ore in questo stato di ascolto interiore.

Potrete constatare che man mano che non ascoltate più l’esteriore di voi e degli altri, incomincia sempre più chiaramente ad emergere una voce profonda che si rivela a voi attraverso pensieri non vostri, non ricercati ne riflettuti.

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In questa voce c’è tutta la verità vostra e di chi avete davanti a voi, ci sono le vere attese ed i desideri profondi, come anche le profonde paure, avrete davanti l’altra parte di voi, una parte che esiste, pensa ed agisce parallelamente alla vostra coscienza, anzi determinandone anche i pensieri e le azioni razionali.

Non serve neppure essere soli o in qualche posizione speciale, io ad esempio pratico l’assenza quando sono in sessione con i miei allievi, mentre parlo con loro, ma di fatto non li ascolto ne li vedo, il mio essere è in una visione che dal mio interiore va verso loro e ciò che contemplo è il tutto, non focalizzando la razionalità sull’aspetto corporeo o le loro parole.

Se non facessi così, non potrei ascoltare ciò che il loro inconscio a da dirmi e non potrei dargli le risposte che esso si aspetta da me.

Di fatto non parlo con loro ma con la loro coscienza interiore, che si esprimi in quel vuoto, in quel respiro, tra una frase detta e l’altra.

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Ci vuole pratica e costanza per comprendere appieno il senso di queste cose e poter sentire i benefici su se stessi.

È un cammino che porta verso l’illuminazione e la realizzazione di se, e come tutte le cose vere richiede tempo ed impegno, come per ottenere una laurea o qualsiasi altro riconoscimento importante o traguardo importante nella vostra vita.

Quello che vi esorto a fare è iniziate ad ascoltare ed ascoltarvi davvero, in cambio avrete una cosa dal prezzo inestimabile; la vostra vera libertà di essere ed agire!

Liberi dalle vostre credenze razionali precostituite e dalle gabbie sociali proposte con i suoi modelli di vita”infelice”.

Uscite dalle ruote del criceto e cominciate il vostro primo passo verso voi stessi!

 

Giorgio Del Sole l’assenza (prima condizione) L’ASSENZA   (Prima Condizione) Giorgio Del Sole

 

 

 

 

 

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