IL RISVEGLIO NON è QUELLO CHE PENSI


La Terza Condizione “La Contemplazione”

Leggendo questo breve ma intenso post stai per scoprire la terza condizione necessaria per giungere ad una conoscenza profonda, alla saggezza ed alla calma interiore, detto in parole  più semplici, al risveglio.

Nel post precedente abbiamo già parlato dei primi due presupposti fondamentali e abbiamo visto come aprire lo sguardo all’infinito attraverso l’assenza e la non meditazione.

[E’ vero, solitamente dell’esatto opposto, ma è proprio per questo che urge portare una maggiore chiarezza,per cui se non li hai ancora letti, fallo ora prima di continuare la lettura di questo post]

Iniziamo con la terza condizione La Contemplazione:

paesaggi_bellissimi_contemplazione

LA CONTEMPLAZIONE NON E’QUELLA Ti INSEGNANO

Mi è capitato spesso di leggere articoli on – line o vedere altri video dei vari coach e formatori che continuano a ripetere concetti triti e ritriti come: “uomo conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei”,  ti dicono che devi conoscere te stesso, e guardare quanto accade dentro di te sia la cosa più importante, il punto d’arrivo.

Ma semplicemente, questo non è esatto.

O almeno non del tutto.

La verità è che aprire lo sguardo interiore è il punto di partenza perchè il suo unico scopo è quello di portarti all’autentica CONTEMPLAZIONE  che si differenzia dal “guardare comune” perchè in essa vi è l’assenza di un IO che guarda.

Hai mai sentito parlare del wu wei?

wu wei

Il miracolo dell’azione senza azione, il semplice ma magico fluire con l’esistenza.

L’ ego,  la mente razionale, sotto la spinta dell’anima decide di intraprendere un percorso di crescita interiore, così, per fortuna, inizia a compiere una serie di sforzi ‘razionali’ che riguardano la concentrazione mentale prima, ed un osservazione via via più autentica e profonda poi.

Ma deve avvenire qualcosa, un passaggio dall’osservazione mentale, all’osservazione reale, il passaggio che io definisco lo switch dalla presenza all’assenza.

Perché è proprio quando si è in uno stato dell’essere in cui regna l’assenza che può avvenire l’autentica contemplazione: non c’ è più una mente che cerca di meditare, di analizzare e di razionalizzare quanto osserva, ma vengono aperte le porte allo sguardo dell’anima, che è così misteriosamente vicino allo sguardo dell’infinito.

Tutto acquista una nitidezza maggiore e più profonda e non essendoci una visione soggettiva, non si attiva alcun processo della razionalizzazione.

contemplazione

Si viene a creare cosi un circuito emozionale pulsante tra “vuoto – pieno”  e “dentro – fuori” tra le cui maglie può emergere la visione interiore profonda e l’ascolto di se.

Nella pratica quello che succede è che in questi passaggi vi è un “non momento” in cui non si è ne dentro ne fuori, non c’è visione del tutto ne del particolare.

In questo stato tanto particolare quanto ambito risiede l’assenza che da vita alla contemplazione profonda  di se.

Questa è la visione interna, che prende il nome di “Insight”    https://it.wikipedia.org/wiki/Insight)

 

Contemplare

Adesso ascoltami attentamente .

Ogni atto dell’ universo e della natura che ci circonda, accade in totale assenza di volontà, eppure ognuno di questi ha in sé un’infinita potenza ed un armonia intrise di naturale bellezza.

Ma cosa siamo noi se non natura stessa?

Cosa portiamo dentro di noi se non una porzione dell’universo, la sua saggezza e la sua conoscenza?

Riflettici un attimo.

Il problema è la nostra assuefazione al pensare, al dover continuamente razionalizzare e cercare spiegazioni dove queste non ci possono e non ci devono essere.

Il troppo pensare ci costringe a creare sovrastrutture  su sovrastrutture che ci allontanano dal nostro vero essere, dalla verità di chi siamo veramente.

ContemplandoL'Infinito

Al livello più alto la realtà interiore del singolo si colloca  come prima realtà e si instaura perciò questo principio, come “potenza di tutte le cose” ossia in una condizione di assoluta assenza di altro, che trascende tutte le cose esistenti di cui è l’origine e la fonte e che si colloca perciò al di là dell’essere stesso e di ogni forma di conoscenza ordinaria.?

l’Uno umano emette da sé, come un’inesauribile fonte la conoscenza derivata dalla contemplazione del tutto universale, che a sua volta, assumendo una dimensione sostanziale stabile, si configura come altrettanti livelli di esistenza via via più reali e profondi..

In genere con una buona pratica è possibile riuscire ad abitare questo stato abbastanza stabilmente, fino ad estenderlo in tutte le ore del giorno e della notte, si della notte, perché la contemplazione una volta saputa attivare può rimanere vigile anche mentre noi dormiamo.

merditazione trascendente

Ma qual è la buona pratica?

L’ Insight  è raggiungibile attraverso una serie di “atteggiamenti mentali”  ed un osservazione di sé sempre più profonda, che permette il distacco da quello che crediamo di essere, le nostre sovrastrutture.

Bisogna disimparare a pensare  per potersi liberare dalle nostre sovrastrutture, che altro non sono che una serie di gabbie autoimposte e imposte dall’esterno.

Ma la cosa ancora più importante è che la contemplazione per essere funzionale alla trasformazione deve essere fine a se stessa e accadere senza un scopo.

Bisognerebbe imparare ad osservare indipendentemente dalla volontà di cambiare, perchè quella stessa volontà di cambiare ci fa ricadere nella razionalità, nell’ego.

contemlare

La contemplazione  è un mezzo, mentre lo scopo ultimo è la felicità e la comprensione interiore, realizzazioni che vengono da sé una volta raggiunta la contemplazione; sono quasi un effetto collaterale della capacità di osservare l’esistere con gli occhi dell’infinito.

Chi riesce a “stare” stabilmente in questa dimensione privilegiata, di fatto acquisisce una stabilità emotiva senza eguali, non raggiungibile neppure dalla meditazione in quanto anche se essa in parte fa raggiungere uno  stato simile, al suo termine cessa ed infatti chi medita lo deve fare costantemente.

Mentre l’ Insight  è stabile nel tempo e non richiede ne esercizi per giungervi ne azioni per farlo rimanere.

Perché alcuni non riescono a raggiungere questo stato?

Il motivo principale è la paura di perdere se stessi e l’illusorio equilibrio di sé.

Tutte e 3 le condizioni per giungere alla consapevolezza interiore profonda: l’assenza, la non meditazione e la contemplazione, richiedono un passaggio fondamentale che spaventa a tanti.

Si tratta di superare la paura del distacco dagli attaccamenti emotivi e mentali, (che comunque sono comunque illusori, nel senso che sono sempre sovrastrutture),per poi passare in uno stato di isolamento dal tutto, di nudità interiore, cosa che fa sentire un senso primario di solitudine dovuta alla non più appartenenza a niente.

viaggiare nella mente

Sebbene questo possa far paura è un passaggio necessario che ogni buon ricercatore interiore deve prima o poi affrontare, ma non c’è di che preoccuparsi, perchè una volta superato, viene presto colmato dalla esistenza di se stessi che sovrasta ogni senso di solitudine.

Ma c’è anche una seconda paura che impedisce il salto quantico, il risveglio,

(termine eccessivamente abusato da chiunque oramai, ma che in realtà ha un significato ben preciso), e provo a spiegartela attraverso una semplice metafora.

“Un equilibrista sospeso in alto su una fune è in equilibro precario e teme che anche il più piccolo alito di vento lo possa far cadere rovinosamente”

equilibrista

In pratica il fatto di esistere ancora, viene recepito dalla mente come successo e questo lo si deve comunque al castello di credenze giuste e sbagliate che nel tempo si sono create in noi.

La mente quindi crea delle resistenze al cambiamento e questa non è una cosa negativa, perche fondamentalmente serve a farci riflettere ancora un po’ sulla cosa che stiamo per fare e valutare meglio,  se questa migliorerà il nostro stato esistenziale oppure lo danneggerà.

In sostanza, la paura di cadere, ti impedisce di andare al passo successivo della tua evoluzione.

Ma ancora una volta, si tratta di illusioni che possono essere superate dal coraggio di continuare a guardare.

Il problema nasce quando a questa fisiologica risposta della mente, si innesta la paura di cambiare, cosa che ci preclude ogni miglioramento, fino ad allontanarci dal raggiungere la nostra realizzazione piena, che può avvenire solo attraverso il cambiamento evolutivo.

Per concludere, ottenere questa realizzazione è quanto di più bello possa accadere nella nostra vita, perchè ci ricolma del senso profondo di chi siamo, trasformando ogni nostra azione da un atto disordinato e supplichevole di verità, in un gesto basato sull’armonia e la comprensione di chi siamo davvero,

Beautiful young woman enjoying sunshine in a field with long grass

Siamo finalmente consapevoli di essere parte integrante di un grande disegno universale,  della quale energia puoi beneficiare illimitatamente perché tu sei nel tutto essendo parte di esso.

“ Basta un solo giorno nel quale hai capito il senso del perché sei esistito, per giustificare il fatto che sei esistito e rendere una vita degna di essere vissuta”

 

Parlaci di te

 

Giorgio Del sole

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1 Comment

  1. Catia
    21 gennaio 2016
    Rispondi

    Cosa si può dire su questo articolo. No comment.Guardare il silenzio penso si faccia in silenzio. Tante chiacchiere non servono. Buona Continuazione. Catia

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