LA MEDITAZIONE DELLA CONSAPEVOLEZZA


La visione dell’assenza nella condizione umana è vicina a quella del “Tutto”.

“SECONDA CONDIZIONE”

Affronto in questo ulteriore 2°passaggio, la “seconda condizione” affinché si giunga alla conoscenza e consapevolezza profonda.

PRIMA CONDIZIONE – L’ASSENZA

SECONDA CONDIZIONE – LA  MEDITAZIONE REGRESSIVA

TERZA CONDIZIONE – LA CONTEMPLAZIONE

 

LA  MEDITAZIONE REGRESSIVA EMOZIONALE

La mente e il mondo, sono in uno stato flusso eterno,  un grande fiume dove c’è un solo fatto: lo scorrere ineluttabile degli eventi.

La mente umana si aggrappa a un “Io” a fronte dell’insicurezza di questo flusso. Ma “L’Io” esiste solo attraverso l’identificazione con ciò che esso immagina di essere stato e che desidera essere.

IO INTERIORE - consapevolezza

L’ IO è una fucina di contraddizioni, desideri, aspirazioni, appagamenti e frustrazioni, dove l’infelicità pesa più della felicità.

Una fonte dell’infelicità è il costante conflitto mentale tra “ciò che è” e “ciò che dovrebbe essere”.

La mente condizionata, sfugge alla realtà concreta del suo divenire costante, della sua vacuità, e della sua irrealizzazione.

Si costruiscono muri di abitudine e di ripetitività, si insegue la felicità spostandola nel futuro o ci si aggrappa a ciò che è stato.

Queste difese ci paralizzano, ci impediscono di vivere nel momento presente nell’assenza delle aspettative.

Il principio di Assenza supera i presunti risultati che i metodi di meditazione tradizionali  basati su modalità agite e ripetute nel tempo farebbero ottenere, come ad esempio le meditazioni classiche.

IMPRIGIONARSI - consapevolezza

La mente attraverso la meditazione razionale classica tenta di sfuggire al condizionamento, ma essa crea di fatto, nel tentativo stesso, un’altra prigione di metodi da seguire e di scopi da raggiungere.

L’Assenza si oppone alle tecniche di ogni genere ed spinge ad accantonare tutto quell’insieme di tecniche e strategie utilizzate nel tentativo di portare se stessi ad una dimensione esistenziale più libera: da esse si può solo raccogliere ulteriore conoscenza razionale, mentre c’è bisogno di comprensione e contemplazione di se nell’assenza.
Nessuna tecnica agita dalla mente può liberare la mente, perché ogni sforzo da parte della mente intreccia soltanto un’altra rete di sistemi di credenze

Infatti il buon maestro è colui che non parla a nessun allievo, che si assenta in se estraniandosi dalla relazione con l’allievo, non ascoltando le sue parole ne le sue richieste, ma contemplando nell’assenza se stesso come un asceta o uno sciamano, ed attingere da una dimensione profonda sovradimensionale un senso ultimo di come funziona il tutto, da porgere poi all’allievo in attesa di un senso per le proprie istanze.

consapevolezza

Egli si propone come mezzo e fine allo stesso tempo,  una “consapevolezza senza scelta”, l’esperienza di ciò che è senza nome”.

Questo stato è al di là del pensiero; tutto il pensiero, appartiene al passato e l’assenza è sempre nel presente.

Per essere nel presente, la mente deve abbandonare le abitudini acquisite, i suoi credo e le sue aspettative; devono essere restituite al mondo passato che le ha prodotte. Si deve lasciar andare ogni pensiero e ogni immagine e abitare L’Assenza.

Fate che la mente sia vuota, e non piena con le cose della mente. Allora ci sarà solo la vera contemplazione che permette allo spazio vuoto venutosi a creare, di riempirsi con un nuovo senso delle cose e verità su se stessi ed il tutto.

 consapevolezza

Questo processo e passaggio non lo può certo fare  un meditatore che sta meditando. La mente persa dalla fantasia può solo nutrire illusioni e false credenze.

La mente deve essere chiara, assente, senza movimento e nello spazio infinito dell’universo la luce di questo splendore  è rivelata ed il senso ultimo svelato.

La  meditazione regressiva e una analisi più distaccata da se, da la possibilità di ascoltare a quelli che possono udirla, la voce del silenzio, voce che non da spiegazioni del come, ne del perché delle vostre azioni e abitudini, ma chiarisce la vostra posizione dello stato esistenziale nel quale vi trovate.

Un non metodo, una non tecnica, una non strategia è il mezzo per  osservare costantemente la propria consapevolezza. Sedere in silenzio davanti alla distesa immensa del mare e poi contemplare la progressione dei propri pensieri. Osservate il moto di un’onda, assorbite ogni sua progressione e movimento, vedete la sua armonia e la sua potenza inarrestabile, così osservate il vostro pensiero, senza nessuna opposizione ma solo contemplazione, don esprimete giudizi sulla fondatezza o meno di un pensiero ma seguitelo senza agire dove egli vuole portarvi.

consapevolezza

Questa è la vera  “conoscenza di sè”.  L’assenza è percepire la presenza della propria entità profonda affinché essa sia libera di essere immobile permettendovi di osservarla,quando è immobile, si arriva a comprenderla.

La realtà è la contemplazione senza pensiero ne parole. La chiave per capire è non cercare di capire.

Ogni risveglio deve avvenire da se, non può essere indotto da noi stessi ne da altri, tanto meno un esercizio potrà mai farvi giungere ad una consapevolezza reale delle cose, ma bensì solo alla realtà costruita dall’esercizio stesso che voi sarete portati a credere sia “la Realtà”. Questa presa di coscienza non può essere cercata, ma “viene senza invito”.

Nel nuovo stato, nel quale si è liberi dai pensieri e dalle abitudini come dai condizionamenti, si è  svuotati di tutte quelle costruzioni e quegli alibi che prima chiamavamo Io o Noi stessi. Potremo vivere  in un eterno qui ed ora, si cessa di comprendere impressioni o esperienze perché non esiste più un passato con le quali confrontarle, non si ha più nessuna ansia perché non c’è nessun futuro da raggiungere

consapevolezza

Questo stato si chiama libertà da sé, lontani dal caos, dalle storture del mondo, le sue miserie, e tu potrai scorrere nel tuo fiume della vita senza esserne più toccato

 

Giorgio Del Sole

 

 

 

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