La contaminazione inconscia nel bambino da parte dell’adulto


Il bambino proietta nel suo “IO” la richiesta dell’inconscio che gli perviene dall’adulto, per compensare i vuoti dei genitori, introiettando paure ed ansie, oltre che comportamenti, non suoi.

Dai primi anni di vita fino all’adolescenza, l’Io non è sufficientemente solido e strutturato per reggere lo strapotere della pulsione inconscia proveniente dal genitore.

Le mancanze espresse inconsciamente dai genitori, le loro ferite interiori, come anche le paure e le loro ansie, sono come tempeste che si abbattono inconscio del bambino, modellandone il contenuto.

Vengono proiettati in esso, come accade esattamente per un film, tutte le scene latenti nell’inconscio genitoriale.

Il bambino si trova quindi a rappresentare con pensieri ed azioni nel reale le proiezioni inconsce che gli arrivano, senza minimamente potersi opporre, anzi pensando che sia lui stesso quella proiezione.

Molte delle ansie, delle paure, che da adulti ci si trova ad affrontare, in realtà non sono nostre, ma sono le contaminazioni genitoriali in noi, per questo le paure sono irrazionali e difficilmente controllabili, semplicemente, perché non sono le nostre!

L’influenza inconscia che si viene a subire prima della maturità dell’io, va ad agire anche sui comportamenti che il bambino assume, ad esempio, può capitare che un genitore maschio, al quale è mancata a sua volta la costruzione fatta dentro se di suo padre, induca nel figlio maschio la costruzione del suo padre ideale mancante, in modo da poterne ricavare sicurezza e direzione, questo crea, ad esempio, i tanti bambini che sono dovuti crescere troppo in fretta.

Purtroppo però, l’io del bambino non può reggere tale peso, e comincia così a crearsi un mondo di super-poteri, per nascondere la sua reale debolezza al padre ed a se stesso e sarà costretto così, ad utilizzare schemi mentali onnipotenti, fino a sfociare nell’età adulta in aspetti marcatamente narcisistici.

Il figlio quindi, assumerà inconsciamente il ruolo del più forte e grande di quanto in realtà sia, per lenire le sofferenze paterne che egli inconsciamente avverte, avrà atteggiamenti nei quali egli farà da padre a suo padre, rimanendo così anche esso di fatto orfano a sua volta.

Difficilmente il bambino o l’adolescente può riuscire a spezzare da solo queste catene, che come gabbie mentali, perché col trascorrere degli anni sempre più questa modalità si cristallizza nella sua mente, fino a far parte della sua effettiva costruzione mentale, determinando tutta la direzione della sua vita futura.

Quindi, nel caso ad esempio delle paure o delle ansie, esse sono anche spesso un imprinting genitoriale, ma essendo questo imprinting cristallizzato nella nostra mente, diventano di fatto come se fossero paure nostre.  Conseguentemente, non potendone riconoscere la causa scatenante, perché tale paura era una reazione ad un fatto accaduto ad uno dei genitori, non si trova il modo di gestirle, non trovando in noi l’origine, perché nella nostra vita reale nessun fatto oggettivo a scatenato questa emozione.

Questo spiega come mai, senza un motivo valido, ci si trova ad aver paura delle altezze, o dei serpenti o dei ragni e di mille altre cose, senza che uno di questi eventi sia effettivamente accaduto.

La mente razionale, non potendo quindi applicare lo schema: Fatto accaduto- risposta emotiva conseguente, da come risposta attacco di panico, ritenendo questa emozione ingestibile, non avendone gli strumenti per poterlo fare.

Un altro esempio, è quando una madre non riesce a gestire le sue dinamiche femminili per una non idealizzazione materna.

Oltre alle problematiche già descritte precedentemente, nel caso di un bambino su quale il padre proietta la sua mancanza paterna, in questa variante la figlia, vestirà i panni della sublimazione del femminile materno mancante alla madre.

Se il figlio è un maschio, diverrà il migliore amico della madre, con atteggiamenti marcatamente femminili, mentre se è una femmina invece, entrerà in simbiosi con la madre e potrà assumere a sua volta, quando diventerà adulta, pulsioni sessuali improntate su una iper-femminilità seduttiva.

Se alla madre è invece mancata la figura paterna, allora il figlio maschio, inconsciamente, vestirà i panni del padre mancante, tendendo anche a sostituirsi a suo padre nel rapporto con la madre idealizzandosi come suo partner.

Nel caso invece che sia una figlia femmina, ella potrà assumere atteggiamenti marcatamente maschili, come ad esempio agire un carattere dominante o impulsivo-aggressivo, senza tuttavia sfociare nell’omosessualità femminile, in quanto il suo compito è raffigurare il padre per sua madre e basta, cosa che non innesca necessariamente l’interesse sessuale per il genere femminile.

In altri casi, il bambino sente ad esempio la dinamica inconscia che si innesca quando tra i due genitori c’è una forte dipendenza e simbiosi. Il suo comportamento tenderà all’esclusione, si allontana dai due genitori, sentendosi di troppo, può arrivare anche ad ammalarsi, pur di non far soffrire i genitori, visto che la sua presenza, le sue richieste affettive, sono da ostacolo al rapporto simbiotico necessario all’equilibrio della coppia genitoriale stessa.

Nella sua mente emergono pensieri del tipo: Papà soffre se io mi avvicino a mamma perché lui ne ha bisogno! Allora io mi faccio fuori.

Non sopportando il suo immaturo io, il senso di colpa che lo assale, sentendosi causa della sofferenza del genitore, nell’età adulta questo pensiero determinerà anche problemi sul superamento del conflitto edipico, perché il bambino non potrà mai scalzare dal trono il suo padre ed avere una madre tutta per sé.

Questa infatti una caratteristica tipica del play boy, che non potendo avere una donna-mamma tutta per se, è costretto ad averne molte.

Nel caso, invece, che questo pensiero sia al femminile, ossia una bambina che si sente in colpa, perché impedisce alla sua mamma con la sua presenza e la sua richiesta affettiva, di poter avere un rapporto simbiotico con suo padre; da grande, è probabile che ella avrà difficoltà ad avere un partner stabile e quindi un uomo tutto per sé.

Ogni qual volta un genitore soffre, il bambino che non ha gli elementi razionali per comprenderne i motivi esterni di questa sofferenza, pensa in prima battuta che la causa di questo disagio sia lui!

Questo senso di colpa potrà anche innescare una rabbia profonda, che si trasforma in azioni distruttive, essendo diretta verso se stesso, determinando conseguenza reali, come l’andare male a scuola, o da grande, tendere al fallimento esistenziale ed economico.

Fortunatamente, invece una coppia genitoriale sana ed equilibrata di partenza, che ha fatto magari un percorso di consapevolezza interiore e di superamento dei propri conflitti, per lo stesso meccanismo, contaminerà inconsciamente positivamente i figli inducendo loro equilibrio e giusto amor proprio: non avranno da portare i loro pesi, avendoli egli stessi elaborati e superati, e quindi, non subiranno sensi di colpa non avendo il peso e induzione inconscia tipica dei genitori sofferenti.

 

 

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