Elogio Alla Follia


La follia è per gli dei, la ragione per i limitati esseri umani.
“La follia che proviene dal Dio è assai più bella che ogni saggezza umana”, diceva Platone, ma questo stato di grazia se da un lato è un dono dall’altro porta con se una maledizione, bisogna portarla come uno stato mentale inevitabile, perché una volta assaggiato il nettare degli Dei, esso diverrà per il vostro palato un cibo irrinunciabile.
Dalla follia nasce il moto nuovo, l’ispirazione e la scoperta, quando ha abitato veramente le grandi menti, esse hanno generato doni supremi per l’intera umanità, basta citare Nietzsche, la sua mente estrema ha cogitato il libro dei libri, Così Parlò Zaratustra, oppure Freud, al quale dobbiamo la formalizzazione del mondo inconscio, cito anche lo stesso Einstein, grazie a lui, si deve il salto tecnologico fatto dall’umanità negli ultimi 100 anni,  a queste menti straordinarie libere e folli, dobbiamo quel poco di buono che c’è nella società attuale e l’ultima speranza che non si autodistrugga.
Il resto del sociale è un moribondo incedere, come affermò Freud, una psicopatologia quotidiana, nella quale inconsapevolmente si vive come Zombie, ci si alza dal letto, si compie il solito rito uguale come tutte le mattine, la stessa colazione, lo stesso sistema alla toilette, l’uguale andare al lavoro, poi ci si ritrova la sera in posti dove tanti altri si sono riversati, nella ricerca illusoria di un intrattenimento che gli permetta di evadere da questa dolorosa condizione, allontanando la consapevolezza, attraverso il chiasso del fare.

Volete guarire allora?

Volete sentirvi padroni della vostra vita?
Bene, allora abitate la vostra follia, perché essa è l’unica cosa che vi differenzia dal tutti uguali e l’essere socialmente idonei, ma pertanto non esistenti in quanto “Io” differenziato dal moto del pensiero delle masse.
La libertà dagli schemi infatti permette di non vivere una vita binaria, che fa sempre le stesse fermate, ma bensì, ogni passo è un libero scoprire, essendo diverso dal precedente e non impostato nel successivo.
Si abita grazie alla follia, davvero la vita con lo sguardo lucido ed i sensi accesi, tutto allora prende senso perché ha non avere senso, era proprio quella gabbia, quel pollaio mentale frutto di un antica impostazione genitoriale nella quale l’essenza si  disperde.
Il senso di una vita non lo dà il sopravvivere ad essa stando al riparo, ma lo si acquisisce abbracciando la sua incertezza, che impone il superamento costante di se stessi in quanto come per la natura, alla vita non importa nulla di noi, pertanto sta alle nostre azioni il viverla ed il domarla.
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