Il Burnout il male della negazione


La sindrome di Burnout è diventato il male oscuro ed incosciente di una intera società che si insinua tra l’egoismo e analfabetismo emozionale.

Il burnout in genere è definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e de-realizzazione personale, essa prevalentemente si manifesta in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate, soprattutto quando in queste è presente un alto tasso di dolore fisico o emotivo.

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Colpisce infatti ad esempio la classe medica, perché nel tentativo di isolarsi dal dolore invadente dei loro pazienti, i medici si “anestetizzano” creando un argine attraverso anticorpi emotivi, per difendersi dal dolore altrui.

Questo meccanismo tuttavia in parte è utile anche per il paziente, perché il medico rimane lucido e meglio può assisterlo, ma anche per il medico è importante, perché altrimenti egli vivrebbe costantemente in un corto circuito emotivo rimanendo intrappolato in uno schema dove il dolore dell’altro, fa da eco alle proprie proiezioni di dolore, portandolo inevitabilmente ad uno stato depressivo.

Questa sindrome purtroppo contagia anche le persone che avendo sofferto tanto, troppo e per troppo tempo,  nel loro nucleo familiare e si sono dovute anch’esse anestetizzare verso il dolore, nel tentativo di preservare la propria integrità dell’io.

Lo stesso meccanismo psico-patologico è presente anche nell’attuale modello sociale, ma per il motivo opposto ossia per l’allontanamento dall’altro non dovuto ad un carico eccessivo emozionale ma causato da una anestesia affettiva, essendo la società improntata sul possesso e la competizione per avere, dove tutto è ammesso pur di soddisfare i propri bisogni e lo si ritrova comunque in tutte le circostanze nelle quali si trova un buon motivo per non dare all’altro e si è concentrati nel prendere.

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Lo fanno i politici, quando si fanno corrompere pur di arricchirsi a scapito del bene comune, gli amministratori locali quando non investono sul territorio se non hanno un vantaggio economico, lo fa chi per avere un proprio tornaconto ignora le esigenze altrui.

Ricalca gli effetti della sindrome di Burnout, anche chi è a capo delle multinazionali del profitto, speculando sui prezzi, oppure offrendo prodotti scadenti ad un prezzo elevato.

Non essendo più abituati al dolore si fugge da esso e un non nulla evoca nelle persone la sindrome di Bournout.

Le conseguenze di questa psicopatologia collettiva, sono il vivere in una realtà mentale dove le sofferenze altrui non riescono più ad essere collegate empaticamente con il nostro vissuto interiore, i rapporti sociali stessi diventano un deserto emotivo e per questo non ci si scandalizza più se una ragazza viene violentata, un bambino maltrattato o se un povero mendica, senza parlare dell’assuefazione agli omicidi ed alle stragi, comprese quelle che accadono nel mare con i profughi.

Il proprio tornaconto giustifica sempre l’indifferenza al dolore altrui, anzi su di esso si scarica il proprio sadismo.

Quindi la ragazza magari aveva la gonna corta e ben gli sta se l’anno violentata, i bambini fanno tropi capricci e qualche schiaffo gli fa bene, i poveri se non vogliono morire di freddo, è meglio che vadano a lavorare, quando  non si riesce a trovare una razionale giustificazione, allora si ricorre alla negazione: Non sono poi così tanti i poveri e stanno comunque abbastanza bene, oppure magari alla ragazza è piaciuto essere violentata.

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Sindrome di Burnout rimedi.

Essere vittime singolarmente o collettivamente di questa sindrome purtroppo fa vivere se stesso in un deserto emozionale ed esistenziale, nel quale i sentimenti più autentici e profondi come l’amore sono diluiti fino a scomparire come motivo fondante delle relazioni.

Per amore intendo quel sentimento che ci proietta verso l’altro con le nostre migliori intenzioni, pronti a travasare in esso i valori più elevati che abbiamo, un amore che esiste nel vuoto del perché esiste, non essendo vincolato da nessuno scambio opportunistico né tanto meno sessuale.

Occorre una riscoperta spirituale del sentimento affettivo, per contrastare il pieno senza senso dell’attuale modello esistenziale e una volta svuotato di senso apparente, riempire attraverso una relazione non materiale, quel vuoto interiore spirituale.

Così potremo arrivare ad un senso equilibrato del perché si esiste, trovare quel motivo profondo che giustifica l’esistenza  della propria vita attraverso le relazioni con l’altro  che sapremo costruire.

La riscoperta del senso racchiuso nel dolore altrui, permette di riconnetterci al nostro dolore esistenziale, facendo si che lo si possa vedere ed elaborare.

La fuga dal dolore aumenta la solitudine e non aiuta a superare la sindrome di Burnout, invece attraverso l’incontro profondo di uno sguardo affettivo, si cede un po del proprio sovraccarico di dolore e si spegne il fuoco dell’isolamento perché l’altro ha anche il potere di rigenerare le nostre forze.

La felicità è anche conseguenza dell’aver saputo riconoscere il dolore proprio ed altrui.

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