Il cambiamento, i suoi stadi e il potere dei pensieri


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Il cambiamento, i suoi stadi e il potere dei pensieri

Cambiare la realtà intorno a noi si rivela spesso impossibile o particolarmente difficile, perché ciò che siamo è il frutto di una costruzione interiore per lo più inconscia del nostro Io, che come uno scheletro ci sorregge e permette di andare avanti, pertanto l’idea di un cambiamento di assetto esistenziale, può far temere squilibri e tenuta psicologica.

A ciò si aggiunge l’incertezza tipica di ogni nuova costruzione,  quindi non si sa, una strada nuova dove porterà con certezza, questo ci potrebbe portare a “evitare” il cambiamento e le emozioni a lui associate.

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Non è tanto il cambiamento in sé che, in quanto processo ti porta semplicemente da uno stato A ad uno stato B, ma la vera questione che porta le persone a non voler cambiare è il fatto che appunto nessuno sa cosa succederà dopo.
Cambiare, infatti, significa andare incontro a qualcosa di incerto e nuovo mentre il passato, in quanto tale, ha due caratteristiche fondamentali: la certezza/sicurezza e la verificabilità.

L’evoluzionismo insegna che questo è un atteggiamento ancestrale: pensate all’uomo della caverna quando in caso di pericolo, tornava sempre nella propria grotta perché era ciò che gli garantiva sicurezza e stabilità.

Spesso la vera difficoltà non è quella di cambiare un comportamento ma cambiare il pensiero che lo supporta.
Diversi studiosi e filosofi, da sempre, hanno sostenuto che un pensiero è semplicemente un pensiero perché è frutto di una nostra cognizione, di un’elaborazione della realtà.

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Dal pensiero, poi, nasce l’emozioni e l’azione.
I nostri schemi mentali diventano con il tempo profondi, radicati in noi e per questo poco inclini a dover cambiare spontaneamente.
I pensieri che accompagnano la nostra vita sono frutto solamente di noi stessi, sono una emanazione di un vissuto sia reale che interiore.

Ed è a livello di pensiero che possiamo intervenire per riuscire, con il giusto tempo a cambiare, il pensiero disfunzionale può essere elaborato e liberato dalla pulsione inconscia che lo sostiene.

Possiamo trasformare i nostri pensieri per affrontare le situazioni in modo diverso: i pensieri sono ciò che dà qualità alla nostra vita.
La mente è continuamente bersagliata da pensieri e da emozioni ad essi legati, e risulta fondamentale cercare di neutralizzare quelli che ci vincolano, non permettono di esprimere noi stessi.

Come?

Di-sidentificatevi dal pensiero: iniziate a pensare che il vostro pensiero è solo vostro, ve lo siete creati semplicemente voi e allontanatevi da questo, cercate una soluzione diversa a quella che vi porta il pensiero prevalente, fidatevi anche del vostro istinto ed accettate da voi stessi, solo ciò che è più funzionale al vostro benessere.
È un modo di scacciare lontani da voi i pensieri che vi fanno stare male e di permettere alle vostre energie migliori di emergere.
Ma non solo…

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È necessario diventare consapevoli del fatto che, magari da molto tempo, abbiamo alimentato pensieri che minavano la nostra autostima, creandoci limiti e disagi e non godendo delle opportunità.

Questo è il primo passo per la ripartenza! Ma quali sono gli stadi del cambiamento? Sono 5, vediamoli insieme.

Il primo stadio è la Pre-contemplazione.

La persona in questa fase non ha ancora preso in considerazione l’ipotesi di modificare il proprio comportamento e pensiero, vive ancora accettando ciò che gli porta la vita, pur lamentandosene.

È la classica persona non motivata o resistente al cambiamento, non ha ancora una visione di se stesso migliore proiettata al futuro.

Il secondo stadio è la Contemplazione.

La persona comincia a prendere in considerazione l’ipotesi di modificare il proprio pensiero e la sua mente inizia a fare associazioni positive tra il cambiamento da fare ed il vantaggio futuro, in questa fase si incomincia a delineare una visione migliorata di se stessi.

Terzo stadio è la Determinazione: Il soggetto ha deciso di modificare il pensiero e pianifica la modalità di cambiamento, ad esempio può aver pianificato di consultare un esperto, partecipare a programmi strutturati, impiega il suo tempo per aumentare il proprio valore e per cercare la strada migliore che lo possa portare alla visione desiderata di se stesso.

Il penultimo stadio è quello dell’Azione: Il soggetto agisce per modificare il proprio pensiero, utilizza tutte le sue capacità al massimo delle proprie possibilità, direzionando le energie come una freccia, indirizzandole diritte ad uno scopo, in questa fase ha ben chiaro chi vuole essere ed in che tempo e toglie dalla sua vita, tutto ciò che non è funzionale alla sua crescita.

 

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La persona si attiva e inizia a lavorare su di sé!

Ultima fase è quella del Mantenimento: In questa fase il soggetto si applica al mantenimento nel tempo e alla stabilizzazione di una nuova abitudine, di un nuovo pensiero più funzionale. Bisogna evitare l’effetto “Assuefazione”, che è la causa ad esempio del declino di molti persone, le quali dopo essere riuscite ad esempio a raggiungere il successo, iniziano una stasi e poi una graduale discesa, fino a riportarsi alla condizione di frustrazione inziale.

È nella fase di contemplazione che iniziate il vostro processo di cambiamento per ottenere la vita che meritate.
Iniziate a prendere consapevolezza relativamente ai vostri pensieri che sono frutto di una vostra interpretazione e iniziate ad avviare un dialogo con voi stessi per analizzarli nel dettaglio: chiedetevi ad esempio se sono logici, che utilità hanno, come vi fanno sentire, quante volte vi vengono in mente.
I nostri pensieri hanno indubbiamente un grande potere, perché creano nuove realtà, connessioni e orientano la mappa delle nostre emozioni.
Non esistono pensieri “neutri” e “potenti” ma sono tutti in grado, grazie alla nostra continua elaborazione e cognizione, di creare qualcosa oltre voi stessi, perché di fatto siamo ciò che pensiamo e se cambiamo i nostri pensieri, allineandoli ad una nuova opinione di noi stessi, cambia anche la nostra vita.

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E questo “qualcosa” deve essere per noi magnifico. Siate quindi architetti della vostra realtà!

Vi voglio lasciare con una domanda stimolo…

Chi ha, quindi, più potere sulla nostra vita?

Noi o i nostri pensieri?

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