Il Senso Delle Cose


Una raccolta di frasi e riflessioni citate durante le sessioni con i miei allievi.
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La cosa più difficile è riuscire a scorgere e poi approdare alla propria missione nella vita, il perché di esiste!
La mente razionale è strutturata dal passato e attinge dall’attuale, per determinare il proprio senso e per questo non può scorgere la visione del futuro, nel quale l’essere abita il suo senso profondo del perché è esistito!
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La Pet Therapy, toglie dall’imbarazzo l’essere umano incapace di guarire con l’amore, essendone sprovvisto per il prossimo, demandato quindi al mondo “animale” tale incombenza!
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È provato scientificamente che la coscienza e le percezioni extrasensoriali, sono attive anche dopo che il cervello cessa di funzionare totalmente, per questo aggrapparsi alla sola realtà, è sciocco e riduttivo.
Abitare solo ciò che si ritiene materiale è comprendere parzialmente la propria collocazione esistenziale, perché è stato dimostrato che anche la materia mantiene nel suo trasformarsi, una memoria ancestrale.
Non basta la materialità a dare senso al perché si esiste.
La coscienza non dipende affatto dal cervello, è collocata altrove, nel tutto, pertanto la nostra vita si dipana in più dimensioni esistenziali contemporaneamente.
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In tanti cercano l’amore, ma non essendo stati mai amati davvero, non hanno imparato a riconoscerlo ne tantomeno a donarsi.
Questo fa sì che poi chiamino amore, qualcosa che a volte è poco meno della sufficienza affettiva se non un mero interesse o semplice sopportazione. Queste relazioni inevitabilmente finiscono con ferire emotive e vuoti, invece che con un arricchimento, non essendoci mai stato un vero incontro di anime.
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La conoscenza libera dalle gabbie esistenziali ampliando la coscienza, ciò rende la vita elevata e permette di coglierne infinite bellezze.
Nel contempo la conoscenza svela che l’essenza umana è soggetta alle leggi dall’impermanenza e questo crea il dolore dell’anima consapevole.
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Prima del Covid con i miei allievi facevo percorsi di crescita interiore e professionale, ora da quasi due anni, mi rendo conto che facciamo percorsi di sopravvivenza, per reggere questa follia psicosociale, economica e sanitaria.
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Lo sperpero maggiore al mondo è quello del proprio tempo utile!
Il tempo utile è quello impiegato per costruire se stessi, per amare, per diventare la migliore versione di sé.
Lo scorrere del tempo utile per la nostra vita, viene sacrificato dall’uso del tempo inutile, quello nell’intrattenimento mentale auto-indotto dai propri pensieri limitanti, perché non funzionali alla propria evoluzione!
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La parola Decidere, deriva da “recidere” che a sua volta consiste in una separazione.
È Per questo che la tua vita non cambierà, se non dai un taglio a ciò che si era in passato!
Chi non cambia è perché non riesce ancora a lasciare le proprie parti disfunzionali e di conseguenza non è ancora del tutto nato o rinato!
Prendi una decisione! Decidi di amarti nascendo, taglia il tuo cordone ombelicale con il tuo passato!
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Si è perso il concetto di umanità, dato in sacrificio a favore dell’interesse personale ed anche sociale!
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“Tu soffri a causa del male, perché segretamente lo ami, senza esserne consapevole dinanzi ai tuoi occhi.
Vorresti sfuggirlo e cominci a odiarlo e così facendo odi te stesso.
E ancora una volta resti legato al male dal tuo odio perché, sia che tu lo ami sia che lo odi, per te è lo stesso: sei legato al male.
Il male va accettato. Quel che vogliamo rimane nelle nostre mani.
Ed allora Ridi visto che fai parte del circo e pertanto sii il suo pagliaccio migliore, perché altro non sei che un commediante.
Ciò che non vogliamo, ma è più forte di noi, ci trascina con sé e noi non possiamo fermarlo, senza recar danno.
La nostra forza resta infatti incatenata al male, senza amore né odio, riconoscendo che esso esiste e che deve avere la sua parte nella vita.
In questo modo gli togliamo la forza di sopraffarci ed al contrario si stabilisce una alleanza con noi stessi che induce rafforzamento.
In questo modo, possiamo danzare con lui sia che fosse portatore di una sconfitta oppure della vittoria.
Carl Gustav Jung & Co
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La realtà è una misera dimensione se si abita solo quella, ne esiste un’altra, la follia del proprio linguaggio istintivo, nel quale l’essere ritrova se stesso libero!
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Ci si può fermare e colmare i propri vuoti lavorandoci su, nella prospettiva di un futuro migliore, oppure cercando di fuggire da essi, negandosi un futuro!
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Cerca il fuoco, la battaglia, la gloria ed invece di risparmiati, ribellati!
E’ vero puoi perdere e soffrire, ma non sarai sconfitto ogni giorno e non dovrai rinunciare a vivere, come fa chi si nasconde ed obbedisce!
Se non ti difendi lottando per i tuoi diritti….non hai diritti!
Pertanto china la testa e obbedisci.
I tuoi diritti non sono quelli stabiliti dalle leggi sociali e morali, ma ciò che è utile alla tua vita secondo te!
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La propria vita può essere Cambiata completamente in pochissimi anni, basta accettare il piccolo costante sacrificio che ciò richiede, cosa che sarà ripagata da una lunga vita giusta!
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Il dolore come la felicità, fanno parte della vita, la paura, la tristezza, sono momenti che contraddistinguono il nostro essere umani.
Possiamo ambire ad un domani migliore, ma se ci si sottrae all’oggi, non accettando la sofferenza, anche il domani sarà come ora.
L’unica cosa che possiamo fare è crescere ed aumentare il nostro valore, per meglio affrontare il vivere.
Non serve sperare, meglio costruire!
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Le donne libere, sono quelle che non sono imprigionate da comportamenti morali, indotti nelle loro menti da uomini che per la loro debolezza, hanno creato limitazioni alle loro pulsioni istintive!
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Una volta raggiunta la conoscenza di cosa abita in noi, occorre andare oltre all’introspezione, per passare all’azione, quindi meno psicologia più agire!
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LE DIECI REGOLE DELLA MANIPOLAZIONE MEDIATICA
1. LA STRATEGIA DELLA DISTRAZIONE
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali.
2. CREARE PROBLEMI E POI OFFRIRE LE SOLUZIONI
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3. LA STRATEGIA DELLA GRADUALITA’
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. È in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.
4. LA STRATEGIA DEL DIFFERIRE
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. È più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.
5. RIVOLGERSI AL PUBBLICO COME BAMBINI
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno.
6. USARE L’ASPETTO EMOTIVO MOLTO PIU’ DELLA RIFLESSIONE
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti…
7. MANTENERE IL PUBBLICO NELL’IGNORANZA E NELLA MEDIOCRITA’
Far sì che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.
8. STIMOLARE IL PUBBLICO AD ESSERE COMPIACENTE CON LA MEDIOCRITA’
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…
9. RAFFORZARE L’AUTO-COLPEVOLEZZA
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!
10. CONOSCERE GLI INDIVIDUI MEGLIO DI QUANTO LORO STESSI SI CONOSCONO
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.
NOAM CHOMSKY – Linguista, filosofo, scienziato cognitivista, teorico della comunicazione, accademico, attivista politico e saggista statunitense.
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Una volta si poteva avere la sfortuna di avere genitori egoisti, anaffettivi o abbandonici, ma era una eccezione negativa, quindi il bambino poteva riconoscersi sano pur vivendo in un contesto sbagliato.
Oggi purtroppo la società legittima invece il sacrificio dei bambini per scopi produttivi, perché i genitori devono lavorare, produrre, ed ecco che vengono lasciati a scuola il più possibile, oppure da una babysitter, o anche lasciati davanti alla TV.
Il genitore non fa più il genitore, delegando il proprio compito a figure esterne. Ma essendo la società a chiedere questo sacrificio al dio consumismo, le sofferenze del bambino non sono riconosciute, anzi le sue richieste affettive sono giudicate sbagliate ed inopportune, perché contrarie alla necessità sociali.
Quindi lui sarà considerato malato, quando a causa di questa stortura sociale, da grande sarà depresso, oppure avrà crisi abbandoniche. Un completo ribaltamento della realtà, lui si sentirà sbagliato, quando invece in verità, è stato costretto a vivere in un sistema folle!
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Sono molte di più le persone propense ad accettare la propria mediocrità, ed usarla come alibi per il loro insuccesso, piuttosto che quelle disposte a sacrificarsi e dare l’anima, per avere una vita eccellente!
Eppure hanno una sola vita ed essere vivi non è abbastanza!
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La fortuna è sempre inaspettata per chi non conta su di essa.
Quando arriva, è come una pioggia leggera e gentile che cade dal cielo.
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Molti vorrebbero qualcosa di più nella loro vita, ma a volte capiscono che cosa troppo tardi, oppure non sanno come fare per ottenerlo, perché non hanno in se gli strumenti giusti.
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Se un leone dimentica di esserlo, rinuncia al suo potere e travestendosi da agnello, verrà sbranato dalle circostanze della vita.
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È inutile sperare in un cambiamento, se non si costruisce una nuova personalità che nel tempo sostituisca l’attuale, perché è da essa che originano le parti che non ti piacciono di te stesso.
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Mai come ora il mio pensiero va a chi vive questo giorno dovendo affrontare un grande dolore, e penso anche a quelle donne che si ritrovano sole, avendo scelto un uomo che sarà sempre di un’altra e che le usa per comodità o consuetudine.
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Non temere di fare un grande passo, non aver paura di cambiare, allontanati invece da tutto quanto ti riporta dove sei già stato!
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La vita incede come il battito d’ali di una farfalla che a volte sembra precipitare nel vuoto, per poi librarsi in alto cercando il cielo.
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Quando una persona di talento è costretta ad essere normale, è una sconfitta per la vita, oltre che per se stessa.
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Troppe vite sono perse nella inconsapevolezza del male che si sta facendo a se stessi, attraverso i pensieri e le azioni distruttive!
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Così visse Zarathustra.
Ma è in me qualche cosa, che io chiamo coraggio; il quale sinora cacciò sempre da me la tristezza. Questo coraggio m’impose alfine di soffermarmi e di dire: «Nano! O tu od io!».
Il coraggio è senza dubbio il miglior assassino, — il coraggio che dà l’assalto; giacché in ogni assalto c’è una fanfara incitatrice e guerresca.
Ma l’uomo è il più coraggioso degli animali: per questo egli vinse tutti gli altri. Con le fanfare guerresche egli superò tutti i dolori; ma il dolore umano è il più profondo dei dolori.
Il coraggio uccide anche la vertigine, che aleggia intorno agli abissi; e dove mai l’uomo non si trova dinanzi a qualche abisso? Il vedere per sè stesso — non è forse il vedere abissi?
Il coraggio è il migliore assassino: il coraggio uccide anche la pietà. Ma la pietà è il più profondo degli abissi! Quanto più a dentro l’uomo vede nella vita, tanto più vivamente penetra nella sofferenza.
Ma il miglior coraggio è quello che proviene dall’assalto; esso uccide anche la morte, giacché esso dice: «Questa era la vita? Ebbene! Un’altra volta!».
In questa sentenza c’è molta musica eccitatrice. Chi ha orecchi ascolti.
«Alto là! Nano!», dissi, «O io o tu! Ma io sono il più forte: — tu non conosci l’abisso del mio pensiero! Tu non sapresti sopportarne la vista!».
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I pensieri disfunzionali, sono quelli che non portano a migliorare il proprio valore e quindi le possibilità di giungere a qualcosa di buono per se stessi nella vita!
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Se non comprendi cosa puoi arrivare a fare, superando i tuoi limiti e le tue paure, non potrai poi sentire il potere di poter disporre di una forza praticamente illimitata per affrontare gli ostacoli della Vita.
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Non esiste una vita senza dolore e senza sconfitte, chi lo afferma in qualche modo fugge da essa e prima o poi lo raggiungerà.
Per questo è meglio affrontarla e vincerla piuttosto che farsi zittire da essa, con l’umiliazione di non averla vissuta!
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Chi ha talento non dovrebbe mai accontentarsi, ne arrendersi, perché la rinuncia appartiene a chi non ne ha di possibilità e per questo viene sconfitto!
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Se si vuole comprendere ed abitare la dimensione parallela inconscia, occorre lasciare le certezze mentali della realtà cosciente ed avere il coraggio di varcare il confine interiore in se stessi, lasciando le proprie convinzioni. Diversamente non ci può essere una crescita di una certa importanza ma solo un adeguamento all’attuale.
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Occorre il coraggio di fare morire parti di se stessi per poter rinascere, il mediocre è tale perché teme di morire, nel buddhismo viene chiamato: “l’eterno morire e rinascere”!
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È inutile fare un percorso che debba ambire ad un cambiamento profondo a livello inconscio, se si continua ad approcciare alle cose, misurandole con la realtà conosciuta attraverso i propri pensieri, i quali possono solo determinare l’attuale realtà vissuta. Bisogna invece varcare l’irrazionale pensiero ed agito, la follia è tale solo per chi non si vuole portare oltre se stesso.
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Per lo più le persone chiacchierano, dicono, si infiammano, si entusiasmano piene di propositi…per poi non fare praticamente nulla!
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Di alcuni incontri occorre comprenderne il pieno significato per la nostra vita…per non vanificarne l’opportunità che rappresentano.
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Chi risiede nelle vette più alte, ride delle tragedie finte e vere, egli ha troppo da costruire per perdere il suo tempo nel lamento!
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Ogni evoluzione richiede il prezzo di un distacco; Da se stessi, da una convinzione o anche una relazione! Se non lo si fa’, è perché manca il piacere e la capacità, di pensarsi migliori un domani!
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La repressione dell’Eros, inteso come piacere in genere, ci ha spinti a condurre una vita dedicata al lavoro per un illusorio, in quanto ineguale, progresso sociale. Il filosofo Herbert Marcuse però ci ha suggerito come uscirne: è solo rimettendo al centro delle nostre vite il piacere, svincolandolo dall’efficienza, che possiamo fare la rivoluzione… Preso da un post di una mia allieva.
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Cenerentola a causa di un abbandono genitoriale, dovette rinunciare inconsciamente al potere femminile e si accontentò di un principe, spostando la propria realizzazione sull’essere voluta da lui e non sul proprio valore!
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Quando l’illusione sorregge la realtà.
L’essere umano, usa per sorreggere la propria vita e nascondere la propria vulnerabilità, per lo più cose inesistenti.
Una di queste è l’idea di un Dio, ma anche l’ideale di appartenenza ad uno stato o società, che al bisogno di fatto non esercitano nessun aiuto o sostegno, svelandone l’illusorietà.
Si circonda anche di altre finte sicurezze, come ad esempio l’onnipotenza della medicina, che poi vede miseramente fallire ad esempio come ora in questa pandemia, nella quale per proteggersi da un virus, si usano gli stessi metodi di 500 anni fa.
Altra illusione è il potere tecnologico, il quale si piega miseramente dinanzi alle catastrofi naturali ed ai cambiamenti climatici.
Anche per la mente usa ingannevoli certezze risolutrici, inventandosi la psicologia, le psicoterapie, come anche la psicoanalisi, che sono null’altro che surrogati mercificati dell’esperienza di vita e della filosofia e della conoscenza.
Ed ecco che anche nella propria mente girano figure rassicuranti ma artefatte ed ingigantite, come quella dello scienziato, del professore, del condottiero o del santo.
Infine questa distorsione giunge fin dentro le mura domestiche, eleggendo a virtuosi dei genitori che in realtà sono stati assenti ed egoisti, come anche trasformando da opportunista in cenerentola la propria compagna o in eroe il proprio compagno quando invece si tratta di un uomo di poco valore.
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Quando da bambini è mancato quel sottofondo rassicurante, rappresentato magari da una voce che dicesse:” tranquillo, va tutto bene”, da grandi questo vuole riecheggerà in vite che spesso andranno male!
Nella popolazione ebraica del dopoguerra, ci furono molti suicidi tra i figli di ex deportati, innescati dalla precarietà vissuta non da loro, ma da quel senso di minaccia costante vissuta dai propri genitori al tempo delle deportazioni.
Quindi è molto importante avere una figura che sia rassicurante nella propria vita.
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Le parole sono rumori assordanti che coprono il dialogo dell’anima, che invece nel silenzio, nel vuoto, comunica con l’altro e con il tutto intorno a sé!
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Affrontare questo momento nel quale il futuro non può essere determinato a causa della pandemia mondiale, è arduo, perché non si ha più la possibilità di progettazione dovuta solo alle proprie capacità di riuscita, ed anche perché ogni idea futura è oscurata da una minaccia latente.
Può saltare l’attuale società, posso crollare i mercati, ci si può ammalare!
Mai come ora anche i più corazzati sono alle prese con l’insicurezza sul futuro.
Allora ciò che c’è da fare è aggiungere valore a se stessi in modo che quando tutto sarà superato, si avrà un vantaggio competitivo.
Oltre a questo conviene coltivare le passioni che quando si era troppo impegnati non si aveva il tempo per praticarle.
Occorre ricordare che l’umanità ha sempre attraversato crisi estreme, guerre, carestie e pandemie, forse l’aggravante ora è che ci pensavamo al riparo dalle vicende umane, ci credevamo al sicuro protetti dalla tecnologia e dal consumismo, che invece si sono rivelati essere inconsistenti.
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È inutile il rassicurante ” cè la faremo”, non tutti ce la faranno, solo i più forti vinceranno, come è sempre stato quando c’è una crisi!
I codardi invece sono i carnefici di se stessi, perché attirano su loro molte sconfitte, che il coraggio potrebbe trasformare invece in vittorie, ma loro preferiscono risparmiarsi ogni prezzo!
Molti valori buonisti dei deboli, sono gabbie per i forti, mentre i valori dei forti, sono le paure peggiori per i deboli!
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Come un pendolo tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, altalenano i pensieri, in una interminabile indeterminazione, perché un pendolo non può fare altro che oscillare, come anche fa, il bene ed il male oppure in un susseguirsi, il giorno e la notte!
Questa è follia per i mediocri, che cercano invece un centro di gravità permanente.
Questa è la magia del divenire per gli eccellenti!
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Le convinzioni sono la gabbia nella quale viene imprigionata la mente, eppure tutti le cercano e sono disposte a pagarle a caro prezzo, perché le convinzioni servono a nascondere dietro esse le proprie paure e incapacità!
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Tutta l’esistenza è assimilabile ad un circo nel quale improvvisati commedianti rappresentano la loro vita!
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La mente è un insieme di credenze per lo più sbagliate, alle quali ella ci induce a crede ciecamente, pur di sostenere l’IO ancora bambino!
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Non si frequentano i luoghi mentali propri ne quelli relazionali altrui, quando sono preferiti anche dalle mosche, se si vuole abitare l’eccellenza!
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Visto che la sfortuna non esiste, il non riuscire in qualcosa, è spesso una forma di stupidità!
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Ogni fatica che si fa ad andare avanti è perché ancora troppo si è legati ad una rabbia del passato, dovuta ad una attesa tradita.
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Le persone abitano la miseria interiore, quando sono convinte che pensare solo a se stesse, sia la migliore cosa che possono fare.
Sempre orientate a cercare di prendere, non si abbracciano, non si danno all’altro, si allontanano l’uno dall’altro.
Hanno rinunciato a tutti i contatti umanizzanti e a tutto ciò che permette all’altro di amarli!
Sono ciechi perché non vedono che sono la causa essi stessi di ciò che non hanno, e che sono gli artefici della propria miseria, essendo indotta delle loro scelte, ma soprattutto piu diventano miseri e più diventano rabbiosi, vedendo intorno a sé, persone più ricche di loro, sia di amore che di possibilità.
Spesso viene meno anche le possibilità di guadagnare soldi a causa di questa chiusura, perdendo le opportunità che gli altri possono dargli, ma hanno scelto di pensare solo alla propria vita chiudendosi nella propria mente.
Hanno ceduto a se stessi e creduto ciecamente a tutto quello che l’egoismo gli consigliava di fare, riempiendosi di mediocri alibi per giustificare a se stessi il proprio essere vuoti.
Hanno rinunciato alla libertà di amare davvero, privilegiando la convenienza al sentire.
Non hanno veri amici ne veri amori!
Accettano tutto purché gli convenga, solo per sopravvivere ad un altro giorno miserabile.
Vivono in questo modo?
No, muoiono ogni giorno un po’ di più!
Alla fine diventano cattivi anche con se stessi, il cane che gira in tondo cercando di vedere chi lo può aggredire, non può fare altro che mordersi la propria coda!
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Quando si è inconsapevoli, di fatto si è in una regressione materna, che chiede la perdita della coscienza per poter tornare nevroticamente bambini.
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La liberazione da ogni giogo o gabbia mentale, passa attraverso una trasgressione dall’ordine costituito, sia dentro noi, che fuori da noi.
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In fin dei conti oltre l’illusione di ciò che riteniamo di essere, siamo ben poca cosa.
Nella vita, ciò che pensiamo anche di noi stessi, è un bluff che lungamente accompagna il tempo “solo”, nel quale possiamo affermarlo e dopo il quale, nulla ci apparterrà illusoriamente più, per sempre!
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Il passo più lungo della gamba, lo ha fatto ogni esploratore, guerriero, scienziato, atleta, donna o uomo che sia, quando ha osato andare oltre il conosciuto.
Ha fatto un passo superiore a quelle che riteneva essere prima le proprie possibilità!
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Purtroppo la velocità non va d’accordo con la crescita.
Se vedi una pianta sembra Immobile, eppure cresce, ininterrottamente quanto lentamente!
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Esiste una gigantesca gabbia mentale collettiva, ossia che le menti sono intrappolate da modelli sociali e religiosi, affinché si possano ritenere solamente figli, di una madre madonna o di un padre regola sociale o legge.
Nessuno di fatto può nascere, ne esercitare il proprio libero arbitrio ne trasgredire queste regole, frutto di proiezioni genitoriali.
Si tratta di una psicopatologia quotidiana, inconscia, come Freud intuì, quindi di milioni di donne e uomini che vivono la loro anormale normalità, senza mai davvero essere venuti al mondo!
La liberazione può avvenire, come metaforizzata nel film Matrix o anche nel libro il deserto dei tartari di Buzzati, ma occorre lottare per ogni libertà da acquisire e pagarne il prezzo.
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A volte portiamo in giro maschere sotto cui nascondiamo il dolore, la stanchezza, la paura di non arrivare a tutto, di deludere le aspettative.
Nascondiamo le nostre fragilità, ce ne vergogniamo, come se viverle e mostrarle ci facesse sentire meno performanti, meno aderenti a chissà quale modello idealizzato, rotte piuttosto che autentiche.
Rimaniamo incastrate nel ” bisogna essere forti ad ogni costo” ma questo risuona più come una condanna e spesso lo diventa.
Rimaniamo, cosi, nella nostra nicchia di silenzio giorno dopo giorno.
Per molti anni questa è stata anche la mia prigione.
Poi un giorno ho scoperto quanta bellezza c’è nel lasciarsi cadere in mille pezzi, non la vedi subito ma solo quando accetti la tua umanità e inizi a prendertene cura, solo quando accetti che sei perfetta anche quando l’anima si incrina.
Quei mille pezzi diventano il tuo mosaico del cambiamento, la tua ripartenza, impari i tuoi limiti, le tue possibilità, il significato sacro del ” NO” che ricompone i tuoi confini, ridefinisci le tue priorità
Impari che chiedere aiuto è benedetto quanto donarlo, che ti puoi appoggiare, anzi ti puoi anche fermare.
In quei mille pezzi ci sei tu, sacra, unica e preziosa, c’è tutto l’amore che devi imparare a darti, tu spogliata di tutto, con la tua autenticità irrinunciabile.
E non siamo mai troppo poco, come spesso ci sentiamo, siamo un pieno colmo di doni che vanno esplorati, vissuti, mostrati e anche difesi con la tenacia di un lupo.
Siamo bellezza che deve esplodere, sempre.
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Per essere uomini e donne di valore, non va fatto ciò che più conviene, ma ciò che è necessario fare, costi quel che costi!
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Oggi non ci si sa più amare, ne tra partner ne in famiglia e si è impegnati nel lavoro o assorti nei propri interessi, non nella relazione con l’altro.
Allora si va da uno psicologo che dirà che bisogna fare una terapia familiare o di coppia…non è meglio allora darsi amore?
… è gratis e fa bene!
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Il termine “cura” vuole dire: Attenzione, pensiero, interessamento per qualcosa o per qualcuno || Sollecitudine, dedizione, impegno nel provvedere al benessere altrui. Qualcuno lo ha dimenticato e si prende cura dell’altro solo perché significa una parcella per se stesso!
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Esiste la pochezza umana rappresentata dall’invidia e la meschinità, che purtroppo abita le menti di chi ha una vita conseguentemente misera!
State lontano da costoro perché inquineranno anche la vostra vita, perché saranno loro la causa delle vostre sofferenze.
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Il mio lavoro consiste nel cambiare le prospettive della vita di una Persona, dandogli opportunità che prima non credeva di poter avere e questo lo faccio davvero, con buona pace di chi lo può solo raccontare, perché non ne ha le competenze o non se ne assume la responsabilità!
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Se fossi uno psicologo dovrei essere distante deontologicamente e non potrei abbracciare un mio allievo, se facessi psicoterapia dovrei considerarlo malato e usare qualche tecnica, allora si…preferisco amare chi sono e chi abbraccio in modo da riempire davvero un vuoto attraverso una relazione vera.
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La trasgressione conduce dove le “brave persone” non osano andare!
I grandi spiriti sono coloro che hanno il coraggio di rompere le regole e di crearne di nuove contro il sistema che gli è stato imposto!
I bravi bambini ubbidienti, invece, seguono i percorsi già tracciati dagli altri e non compiranno mai nulla di straordinario nella loro ripetitiva e subordinata esistenza!
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Chi ha la passione per il bello, non ha alternative, può puntare solo al massimo e questo guida tutte le sue scelte!
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Shahrazād la nascita di una Regina ed un monito per coloro che scelgono di essere serve di un uomo a vita, vittime del proprio nichilismo.
Il re di Persia, Shahryar, è tradito da una donna e, persuaso della perfidia femminile, decide di consumare ogni notte un rapporto sessuale con una giovane schiava, per poi farla giustiziare dai suoi sottoposti non appena sorto il sole della nuova giornata. Shahrazād, figlia maggiore del Gran vizir, si offre allora volontaria per tentare di metter fine a quel macabro cerimoniale, e con sua sorella minore Dinarzād escogita uno stratagemma che si rivelerà fruttuoso.
Ammessa nelle stanze intime del sovrano ella comincia a raccontare a Shahryar una storia affascinante, interrompendola però al momento del sorgere dell’alba, inducendo così il suo amante-ascoltatore a rinviare la sua esecuzione alla mattina successiva, dopo che Shahrazād abbia completato il suo racconto.
Ciò in effetti avviene, ma la giovinetta, finito il racconto lasciato in sospeso, ne avvia uno nuovo, interrompendolo a metà con le medesime modalità del primo racconto. Ella in questo modo scampa alla morte e prolunga così lo stratagemma per mille e una notte, vale a dire per quasi 3 anni, al termine delle quali il monarca è totalmente ravveduto circa la natura femminea e, anzi, innamoratosi di Shahrazād, la fa sua sposa per sempre, avendone riconosciute le doti di cuore e di spirito.
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Ciò che non si ha nella vita pur desiderandolo, è dovuto ad un auto punizione che origina dal proprio inconscio.
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Un obiettivo di vita, come anche l’evoluzione di se stessi, si ottiene solo attraverso un lavoro costante ed una dedizione quotidiana.
Ogni distrazione, disattenzione o trascuratezza, si trasformerà in ritardo e quando i ritardi sono molteplici, si tramutano in fallimento!
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E quando si cade nel proprio buio, si smette di comprendere la realtà di se stessi e di cosa c’è intorno.
Si parla da soli con i propri spettri, credendo che questo dialogo abbia senso, ma invece sono solo tracce di follia che andranno tradotte per tornare al Reale.
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Un regalo ricevuto dal cuore di una mia allieva.
Volevo scriverti e ringraziarti per quello che fai per me… Mi stai aiutando a Liberarmi…ti vedo come un monaco guerriero che cavalca la tigre del l’inconscio…e adesso con la tua apertura di cuore stai donando a me a “noi”.. il tuo sapere la tua pura intuizione…a noi Eretici… Ricercatori della libertà.
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Quando non c’è una tensione evolutiva costante, un impegno nel costruirsi affinché si diventi adatti ad un futuro migliore, è perché si ha difficoltà a lasciare una parte di sé ferita da una tradimento, trasformatosi in illusione.
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Si può andare verso l’altro per colmare un vuoto e questo lo si pagherà con la sottomissione e la dipendenza. Oppure andare verso l’altro con un dentro pieno ed allora si avrà rispetto ed indipendenza.
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Siamo guidati dalla nostra mente e può portarci solo dove siamo ora.
Per andare oltre occorre affiancare alla propria un’altra mentalità, che possa portarci dove non si riesce, in questo caso la propria mentalità è meglio che taccia!
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VI AUGURO DI ESSERE ERETICI
Eresia viene dal greco “airesis” e vuol dire, scelta.
Eretico è la persona che sceglie e in questo senso, è colui che più ama la ricerca della verità. E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’Eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti, prima che delle parole, l’eresia della coerenza nel cambiamento, l’eresia del coraggio, della gratuità, della responsabilità, della consapevolezza e dell’impegno.
Oggi è eretico che tenta di liberarsi, per se stesso, per essere e sentirsi libero, e mette la propria libertà al servizio degli altri, chi impegna la propria libertà a favore di chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta del sapere di seconda mano, chi studia, chi approfondisce e chi mette in gioco quello che fa.
Eretico è colui che non ha certezze ma continua a informarsi. Sa di non sapere e per questo non si ferma mai, non si accontenta e vede possibilità e opportunità, dove i più vedono tenebre e paura dell’ignoto.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non cede al torpore della ragione ed alla violenza del pregiudizio, chi non si rassegna alle ingiustizie. Chi non pensa che la povertà sia una fatalità, e che l’essere umano abbia una sorta di condanna su di se, chi non pronuncia mai la parola “ impossibile “
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza, l’eretico non si arrende.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio e se ne serve per migliorare la propria vita e diffondere speranza intorno a se .
Vi auguro una vita da ERETICI
Giordano Bruno
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Più passano i miei anni e maggiore è la Sintonia con Nietzsche, incomincio ad avere le stesse nausee verso l’umano mediocre, chissà forse impazzirò come lui, ma comunque sempre meglio che la morte mentale che vedo tutt’intorno. Preferisco la sua compagnia filosofica, piuttosto che svuotare di senso la mia esistenza.
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“Tra Io faccio” e “Io sono cosciente di quello che faccio” esiste una differenza abissale; vi è una coscienza dove domina l’inconscio e una coscienza nella quale domina la consapevolezza.
C.G.Jung
1946 p.206
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In questo momento occorre navigare a vista perché la riuscita di ogni progetto è condizionata da variabili imprevedibili.
Il Covid 19 ha cancellato intere economie e frustrato le ambizioni.
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Il rumore come la solitudine ed il dolore, possono esistere solo nel vuoto dentro se stessi, infatti riecheggiano nell’anima.
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La vulnerabilità affettiva rende problematico dare un valore reale ad una relazione, per questo poi si sceglie un partner sbagliato e si lascia andare quello che può essere giusto.
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A volte crescere impone un piccolo strappo, soprattutto quando c’è molto amore, ma è un buon segno, anche se fa soffrire un po’.
Un esempio sono le discussioni nell’età della adolescenza e quando ci sono veloci ma significative crescite. La sofferenza in questo caso serve a scrivere dentro la propria anima l’altro.
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Il risveglio non è altro che la conoscenza e la consapevolezza di come funziona la nostra mente per guidarla e non esserne guidati
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E’ inutile fare capire qualcosa a qualcuno, sarà la vita stessa e fargli comprendere come stanno le cose e le conseguenze delle proprie scelte.
È un bene che chi crede di aver capito tutto, impari dalla propria esperienza che deve ancora imparare molto.
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È folle Che ci siano persone che hanno bisogno di essere convinte a non buttare nella mediocrità l’unica vita che hanno.
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Le dinamiche mentali che condizionano la vita, si estendono in multi-livello-senso, la loro visione è privilegio di chi abita la conoscenza.
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L’intelligenza è una categoria morale. L’umano è nell’imitazione; un uomo diventa uomo solo imitando altri uomini.
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L’insuccesso, il fallimento, il non farcela ed il non avere, sono forme di masochismo che andrebbero curate!
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Un uomo non è tale se teme di perdere e cerca di evitarsi qualcosa, cercando di pagare il minimo prezzo esistenziale, incapace di prendere,
Non appartiene agli uomini ma bensì alle nullità!
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L’essere umano è sempre in bilico tra sadismo o masochismo e tra narcisismo o altruismo. Sadismo e Narcisismo garantiscono maggiori possibilità di riuscita evolutiva, per questo il cattivo vince sempre anche se, per nascondere questa verità, i film mentono su chi è il vero vincitore e danno gloria al più debole, ma questo non essendo un film, deve essere un pensiero libero dalle foschie mentali dei benpensanti.
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Se non impari e non aumenti la tua conoscenza, sarai costretto a seguire ciò che ti diranno gli altri!
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L’appartenenza è un atto spirituale che l’egoista non può ne ricevere e neppure dare!
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Non è la vita che deve cambiare, ma bensì il vostro modo di pensare, solo così potrete aspirare a qualcosa di diverso!
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I peggiori disastri nella propria vita, sono causati da scelte dettate dalla paura o dal sentirsi soli!
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Di ragliare come Asini chiedono a coloro che vogliono rimanere immuni da questa follia. Qualsiasi cosa dicano di me i mortali – non ignoro, infatti, quanto la Follia sia portata per bocca anche dai più folli – tuttavia, ecco qui la prova decisiva che io, io sola, dico, ho il dono di rallegrare gli Dei e gli uomini. Non appena mi sono presentata per parlare a questa affollatissima assemblea, di colpo tutti i volti si sono illuminati di non so quale insolita ilarità.
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Il proprio compagno dovrebbe apportare valore nella relazione, altrimenti si tratta di masochismo, non certo di amore!
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La mente sa creare realtà inesistenti, sorrette e rese credibili da pensieri involutivi con false prospettive!
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Le relazioni talvolta servono ad occupare il tempo nel quale non si riesce a stare con se stessi!
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La distanza terapeutica assolve ai bisogni del terapeuta non di chi ha una ferita causata da una separazione! Meglio allora la vicinanza relazionale.
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La cristallizzazione emotiva della dinamica, è il collante che tiene l’io primario bambino vincolato.
Una volta individuata e sublimata, l’io sarà libero di portarsi nella sua fase secondaria ossia adulta.
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Un bambino non sa l’architettura di se stesso, per lui comprendersi è come risolvere il cubo di Rubik.
Prova e riprova seguendo le istruzioni genitoriali, ma se queste sono errate, rimarrà anni a ruotare le facce del cubo ossessivamente ripetendo le istruzioni sbagliate.
Questo dispendio di energie si chiama “gabbia mentale” e preclude la possibilità di dedicarsi alla costruzione di se, fintanto non si risolve l’enigma del cubo!
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Se un terapeuta afferma che un suo paziente ha rabbia verso di lui, non è un problema del paziente, ma il suo.
Vuole dire che non è riuscito a dirimere e guarire la dinamica dolorosa del paziente, probabilmente perché non ha saputo andare in una profondità tale, da farla vedere chiaramente al paziente.
Oltretutto così facendo, egli attesta, che è inconsapevole di essere anche lui in dinamica con il suo paziente o allievo, quindi non ha risolto neppure egli la sua di ferita profonda.
Un terapeuta non può esprimere un giudizio sul suo paziente, egli invece è tenuto al distacco totale dalle emozioni che l’allievo gli dirige contro o a favore.
Altrimenti questo vuole dire entrare in dinamica e l’allievo non potrà guarire.
Sta a lui creare un allievo che sa vedere e gestire le proprie dinamiche, come al maestro a scuola sta insegnare la matematica, se afferma che la sua classe è fatta da Asini, è lui il responsabile!
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Ancora c’è qualcuno che afferma di poter vedere le proprie dinamiche Inconsce. Mente a se stesso, perché per vederle occorre essere ciechi verso ciò che si pensa di essere!
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Dire o pensare non conta nulla, la misura di chi sei la determina ciò che agisci e cosa progetti concretamente!
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L’infelicità è una mancanza di realizzazione, ma si può trasformarla in felicità se la si costruisce.
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La vita è una resistenza continua all’inerzia che tenta di sabotare il nostro volere più profondo. Chi si stanca di volere, vuole il nulla.
Friedrich Wilhelm Nietzsche.
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L’aspettativa è generata da un vuoto, pertanto sarà causa di delusione e regressione, meglio allora la lucida ed affettiva costruzione relazionale.
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Chi cerca consenso, difficilmente dirà alle masse la verità di quanto esse sono inutili, serve ed ignare!
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Al di là del tempo e delle cose, è ciò che ci rende unici, a farci rimanere immuni al trascorre della vita!
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Chi agisce in base ad una dinamica nevrotica limitante, vive il problema che essendo essa inconscia, è invisibile a se stesso, quindi non se ne rende conto ed addirittura penserà di aver ragione nei suoi comportamenti, e del suo farsi del male, darà la colpa agli altri.
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La bellezza è una arma che usa la vita affinché essa possa riprodursi facilmente aumentando l’attrazione, poi quando non si è più adatti a questo scopo, arriva il decadimento.
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Si possono realizzare cose impensabili nella propria vita, diventano la migliore versione di se stessi e rinunciando ai pensieri che portano in basso!
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Occorre andare oltre il costituito, pensare differentemente rispetto a quello che già è risaputo, non si arriva da nessuna parte inseguendo ciò che fanno e pensano gli altri.
Si dovrebbe intraprendere la propria vita come quando davanti ad un foglio bianco, si comincia a scrivere qualcosa. Il nuovo nasce da lì, ciò che già si sa non può portare tanto oltre.
Difficile è il percorso per liberarsi dalle morali, dalle idee precostituite, dalle opinioni comuni per poter diventare una unica ed irripetibile opera d’arte!
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Ogni vita pensa di essere rivoluzionaria in quanto si aggiunge all’esistente, salvo poi dover essere superata anche essa da parte di una nuova vita nascente, la quale apporta nuove idee ed energie, sentendosi anch’essa rivoluzionaria.
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Il peso delle dinamiche inconsce irrisolte, inabilità gradualmente le capacità della mente di portarci alla migliore versione di noi stessi, fino a far ritenere la persona, che può essere solo l’attuale concezione di ciò che egli è. Così facendo si entra di fatto in un limbo esistenziale, fatto di credenze e certezze finalizzate solo al mantenimento dell’attuale gabbia mentale. Di ciò che si sarebbe potuto essere o diventare, rimarrà solo un desiderio rassegnato.
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Il primo traguardo fondamentale è saper gestire le proprie dinamiche, il successivo è controllare anche quelle di chi ci circonda.
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“L’uomo è il figlio del suo passato ma non il suo schiavo, ed è il padre del suo futuro.”
-ViktorFrankl-
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Finché ti ostini a misurarti e paragonarti con menti dormienti e corpi sedati. Non vedrai il tuo valore e la follia sarà l’unica cosa che ti rifletteranno e con la quale ti metteranno a tacere. Ti costruiranno una diagnosi che non è altro che un idea dentro la quale ti chiederanno di esistere. Vuoi tu esistere in un idea dell’altro? Vale così poco la tua vita da donarla a un idea che ti relega ai margini e ti affossa con l’illusione omicida della cura. Si ti uccidono lentamente in nome della guarigione, della sicurezza… ma alla fine ti uccidono in ogni caso. Tanto vale che lo faccia tu per mano tua scegliendo i veleni. Che possono anche essere zuccherati. E ciò, amico mio, è per il corpo un elisir di pace per un po’.
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La prima cosa che facciamo è un atto egoistico, il nascere! Questo genera il primo senso di colpa, ossia quello di aver lasciato chi ci ha dato la vita.
Ma questo è un atto dovuto che dovremo fare più volte, per onorare l’essere in vita.
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l’Analisi l’Inconscio, la costruzione esistenziale, esiste da prima che la “scienza” la rubasse alla conoscenza innata umana, distorcendola in una prassi medica.
Nietzsche e Freud. Quest’ultimo ammise di non aver mai veramente letto Nietzsche, perché temeva di scoprire che Nietzsche aveva già detto l’essenziale di quel che pensava di aver detto lui.
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Guarire profondamente vuole dire arrivare alla consapevolezza, che la propria ferita è parte del perché della eccezionalità dell’essere, pertanto non è auspicabile una totale guarigione!
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Per essere felici, avere successo ed essere amati, occorre distaccarsi dentro se, dall’essere figli di genitori patologici o castranti.
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Diventare ciò che si è, non ha nulla a che vedere con ciò che si crede di essere!
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In realtà, il processo d’individuazione è quel processo biologico…attraverso il quale ogni essere vivente diventa quello che è destinato a diventare fin dal principio
C.G.Jung, Psicologia e Religione – Opere, Vol. 11, p.294
Respira
Accendo il fuoco
da tempo ormai spento
ma un carboncino arde nella terra di Ade
dimentichiamoci di lui
Penso
Ma sono
Questo è il punto:
Sono
Sono terra
Sono schiuma
Sono acqua
Anima mia ancora ardi nel profondo
Risali
Risali
Non aver paura del tuo fuoco
Vivi
respira l’aria
Accenditi
terra fertile di fiori rossi
acre profumo di Donna
in questo tumulto di vita
non esitare a diventar chi Sei
Respira
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Per realizzare qualcosa che rimanga nella vita, occorre costanza, impegno e dedizione, chi non lo fa, diventa abile solo nel lamentarsi di non avere nulla, salvo poi affermare che gli altri ipocritamente, hanno di più!
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Finché c’è vita, questa è la mia vita, sono affermazioni che presuppongono il fatto che ve ne sia una sola da vivere, in un dato lasso di tempo, mentre in realtà la vita ha infinite possibili varianti esistenziali tutte possibili da attraversare ed il tempo presente non esiste.
Quindi quando affermi “la mia vita e’ ora ” mentre lo dici affermi un concetto astratto perché collegato ad un tempo che non c’è più, essendo già passato nel momento dell’affermazione stessa; noi siamo sempre in bilico come un surfista, sopra un onda tra passato e futuro, il presente è solo un inganno della mente. Parli quindi più verosimilmente del fatto che vivi una stasi, una sospensione ingannevole della tua esistenza, in attesa di una rinascita in un altro piano vitale. Chi ha una sola possibilità, ha una sola vita da percorrere ed è povero, viceversa se si contempla la complessità, allora si hanno più esistenze possibili da poter vivere riccamente.
Un mio rammarico è che non avrò abbastanza tempo per vivere tutti i piani esistenziali che potrei e per questo ne attraverso il più possibile.
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L’eccellenza è ben oltre il comune pantano esistenziale, regno di mosche, se ne hai intorno occorre che ti elevi perché sei lì.
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I risultati sono conseguenti a scelte di vita profonde, che danno una direzione, che può fare arrivare anche una stabilità economica.
Le scelte per soldi invece in genere non realizzano nulla, neppure la ricchezza perché vuote di contenuti, sono per lo più l’illusione dei poveri.
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Ciò che non esiste può essere creato dal nulla e realizzarsi, solo se lo sostieni con il tuo fermo ed irrazionale desiderio! Viceversa esso svanirà non essendo ancora mai esistito.
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IL GIOCO DELLE PERLE DI VETRO .
Il resto è perdere il tempo mentre la vita scorre inEsorabilmente.
Il gioco delle perle di vetro
Ultraoltre. Avere immaginazione per il giocatore significa rivedere il mondo nella sua totalità per rigenerarlo, giacché le Immagini mostrano la trama invisibile che tutto connette e sostituisce.
«La musica del mondo e dei sapienti siam pronti ad ascoltare riverenti, e ad evocare a festa i venerati spiriti di periodi più beati. Siam tutti compresi dei misteri della scrittura magica che in veri simboli chiari e formule ha serrato il fervor della vita sconfinato. Tintinnano come astri di cristallo dobbiamo ad essi se la vita ha senso; nessuno uscire può dal loro vallo se non cadendo verso il sacro centro». Questi sono i versi della poesia che Herman Hesse dedica al Gioco delle perle di vetro, la forma perfetta del gioco totale al centro dell’omonimo romanzo, l’ultimo dell’autore, in cui le immagini che scaturiscono da questo particolarissimo Gioco ci conducono via via attraverso tutte le suggestioni ideali che troviamo descritte nei suoi precedenti racconti, da Demian, del 1919, passando per Siddarta sino a Der Steppenwolf, Narciso e Boccadoro e, non meno importante, L’ultima estate di Klingsor. Come ci ricorda Marco Dotti nel suo Il calcolo dei dadi, il gioco è libero dal vincolo del tempo ma, al contrario degli altri fenomeni fondamentali in cui si articola la vita umana – lavoro, lotta, morte e amore – non gode di uno spazio autonomo. Il gioco pervade la vita e, osservava già nel suo Grundphänomene des menschlichen Daseins (1955) Eugen Fink, proprio perché mischiato con l’amore, la morte, il dominio ed il lavoro, li abbraccia tutti. E allora, come dice Hesse commentando la sua opera: «Non basta disprezzare la guerra, la tecnica, la febbre del denaro, il nazionalismo. Bisogna sostituire agli idoli del nostro tempo un credo. È quel che ho sempre fatto». Entrare nel gioco significa entrare in un sistema di obblighi rituali, e la sua intensità deriva da questa forma iniziatica, ci ricorda Jean Braudillard nel sul saggio Della seduzione. E così questo romanzo-testamento, il cui protagonista è il Magister Ludi Josef Knecht, è l’ultima e più completa espressione del nuovo «credo» da lui descritto e profetizzato per tutta la vita e che, come tutte le credenze che aspirano ad affermarsi e sostanziarsi nel tempo, ha la sua ritualità: i gesti del Gioco delle perle di vetro, di cui l’autore ci racconta del come e del perché la sua pratica, di evidenti ascendenze neoplatoniche, sia stata perfezionata nella utopica terra di Castalia, creando infine un gioco misterioso, dalle regole esoteriche, che i suoi officianti, i Magister Ludi, apprendono durante lunghi anni di studio e meditazione. E così, attraverso una mistica disciplina, ispirata da una visione trascendentale, vive il Gioco delle perle, il Glasperlenspiel, riproduzione microcosmica del fatale movimento delle sfere celesti: un’epitome del campo – l’universo stesso – in cui i giocatori si cimentano.
Il gioco fantastico
Ma se le «perle di vetro» sono un gioco, a che tipologia ludica appartengono? Certo a quella dei giochi fantastici. Questa corrispondenza ideale tra il microcosmo del Gioco ed il macrocosmo del «sacro centro» rende infatti compossibili, nel suo svolgimento, tutte le quattro tipologie ludiche già individuate da Roger Caillois ne Il gioco e gli uomini: Agon, Alea, Mimicry e Ilinx (il termine greco per vertigine). L’attività con le perle, infatti, assomma al suo interno sia le caratteristiche dell’Agon, del gioco che contrappone due o più persone, sia dell’Alea, la sfida del giocatore contro il Destino, riproduzione della sfida cosmologica giocata da Ananke, la necessità, contro Kaos, il non ordinato, l’informe. Il Magister, infatti, non gioca solo contro un altro giocatore ma, contemporaneamente, contro il Caos, il «non manifestato» a cui tutto potrebbe tornare se la sua mano fallisse. A questa dissoluzione potenziale egli oppone dunque se stesso e la sua Necessità, l’ordine costituito dalla civilizzazione che egli rappresenta e sancisce. Così facendo il Magister si fa carico, per così dire, di quel ruolo di difensore della realtà fenomenica che Rilke, nelle sue Elegie Duinesi, attribuisce alla figura archetipica della Madre quando ne descrive la potenza di contrastare il Nulla sempre in agguato: «Ah, dove mai sono gli anni, quando tu soltanto con la snella figura sbarravi il ribollente caos?».
Ma il Gioco delle perle di vetro va ben oltre questo dualismo per inoltrarsi, con le sue possibilità indefinite, sin dentro il dominio della Mimicry cioè dell’imitazione, del travestimento: si parte da qualcosa, materiale o immaginale, che dunque sia o possa essere – un concetto, una sonata, un oggetto, un’immagine poetica – per farla poi evolvere, renderla progressivamente sempre più distante da se stessa in una teoria di trasmutazioni continue, di infiniti rimandi analogici, di «come se» che celebrano una sorta di laico carnevale dello spirito. Avere immaginazione significa godere di ricchezza interiore, di un flusso ininterrotto e spontaneo di immagini. Spontaneità, però, per il Magister Ludi impegnato nel Gioco delle perle, non significa invenzione arbitraria: le regole del gioco sono ferree. Come per la disposizione delle note su di un pentagramma o del metro per i versi poetici; solo dal rispetto delle regole nascerà l’immaginazione propria del Gioco. Sul piano etimologico, «immaginazione», infatti, è solidale con imago, «rappresentazione, imitazione» e con imitor, «imitare, riprodurre». Ecco che allora il Gioco delle perle di vetro, e per una volta l’etimologia riecheggia sia le realtà psicologiche che le verità spirituali, imita dei modelli esemplari – le immagini archetipiche del Cosmo tratto dal Caos – e così li riproduce, li riattualizza, li ripete incessantemente. Avere immaginazione, per il giocatore delle perle di vetro, significa dunque rivedere il mondo nella sua totalità per rigenerarlo, giacché è potere e missione delle Immagini mostrare la trama invisibile che tutto connette e sostiene, quel velo di Maya che rimane refrattario al concetto pur sostanziando i fenomeni del Mondo: uno stato di grazia concesso a pochi eletti. Ci si spiega, allora, come dice Mircea Eliade, anche «la disgrazia e la rovina di chi è privo di immaginazione»: un tale individuo è tagliato fuori dalla realtà profonda della vita e della sua stessa anima. Finalmente, allora, il Gioco delle perle di vetro, vero o virtuale che sia, ha come compito, come tutti i giochi, quello di attivare l’Imaginatio vera, quel noûs poetikos di cui ci parla Aristotele nel terzo libro del De anima: si tratta di un’Immaginazione poetica che non serve assolutamente ad «inventare» mondi; non è un esercizio che produce erratica fantasticheria bensì, al contrario, oltre a riconoscere il materiale poetico, le Immagini attraverso le quali possiamo cogliere la «realtà in atto» del Mondo, le rigenera. Teofrasto ci dice che per Parmenide l’anima e il noûs sono la stessa cosa, e che quindi: «Noûs non indica affatto la pura attività raziocinante, ma altresì volontà, sentimento, l’anima umana intera».
E di questa stessa «disciplina» parla Gregory Bateson, nel suo tentativo di creare una nuova epistemologia per svelare la «struttura che connette» il vivente»; egli propone l’identità essenziale tra tutte le manifestazioni del Mondo come definizione stessa di ecologia: «Ciò che noi crediamo di essere, dovrebbe essere compatibile con ciò che crediamo del Mondo intorno a noi». L’accesso alla realtà immaginale prodotta dalle perle di vetro allora, come ci ricorda Henry Corbin nel suo Corpo spirituale e terra celeste, sui neoplatonici di Oriente, ci viene aperto da quella ermeneutica per eccellenza indicata dalla parola ta’wil, che in farsi letteralmente significa «ricondurre una cosa alla sua fonte», al suo archetipo, alla sua realtà vera. Per il Magister Ludi, dunque, il senso figurato del Gioco non è allora che una metafora (majas), mentre il senso vero (haqiqat) è l’accadimento creativo che tale metafora costruisce. Attraverso questa tonalità immaginale, il Gioco delle perle di vetro esprime infine la sua peculiare essenza di Ilinx, cioè di Vertigine, cioè di quelle tipologie di giochi che, secondo la teoria «evoluzionista» di Huizinga nel suo Homo ludens, si situano all’inizio della storia, quando una combinazione di dispositivi vertiginogeni – l’altalena, la taurocatapsia, l’acrobazia, la danza – trasportava l’uomo dinanzi alle Potenze primordiali, attraverso l’estasi generata dal vortice e/o dalla paura suggestionante della maschera, sino alla visione mistica, l’epopteia dei Misteri eleusini. Nel Gioco delle perle di vetro la vertigine estatica si genera naturalmente: il giocatore proietta la sua mente in quelle zone rarefatte della speculazione teoretica in cui manca un appiglio immediato alla realtà fenomenica e l’anima avverte come un baratro nel quale è naturale precipitare: operare nel senso di una discesa vorticosa attraverso un abisso che produce la sua stessa caduta.
L’intento del Gioco
E così, anche se nulla sappiamo delle regole di Gioco, per effetto del suo restare nell’ambito dell’esoterico, cioè della trasmissione orale da Maestro a discepolo, possiamo cogliere qualcosa del suo «intento». I suoi effetti sulla Storia ed i singoli giocatori lo configurano, infatti, come ibrido tra una raffinatissima Ars Combinatoria – l’Ars magna di Raimondo Lullo, una sorta di catasto universale dei concetti affine alla «matematica totale» preconizzata da Leibnitz nella quale viveva la possibilità di simboleggiare tutti i concetti in segni geometrici o algebrici – e la Filosofia alchemica, con la quale il Gioco ha in comune la ricerca dell’essenza universale attraverso la ricombinazione degli elementi, il ricongiungimento delle polarità opposte, il Rebis filosofico, mercé la gestione sapienziale delle perle di vetro. La pratica di queste affinità intime tra concetti, teorie, motivi musicali e artistici, questa necessità di riconoscerne le connessioni segrete per ricomporre tutte le signatura rerum in un quadro armonico, risponde ad un «intento» di equilibrio profondo; Hesse attribuisce la nascita del Gioco alle conseguenze degenerative sullo psichismo umano di un periodo di decadenza dello spirito, l’età della «terza pagina», in cui dominava, secondo il racconto che ce ne fanno le cronache di Castalia: «Un largo individualismo di stampo borghese», che diede vita però, con la nascita del Gioco, come direbbe Bataille ne L’esperienza interiore, ad un sussulto di spiritualità poiché: «L’uomo è una particella inserita in insiemi instabili e aggrovigliati un punto di arresto propizio a uno sgorgo uno zampillo infiammato, eccedente, libero persino dalla propria convulsione. Un carattere di danza e di leggerezza scomponente». Ogni epoca, questo è l’arcano e la morale, coltiva segretamente il seme dionisiaco del suo contrario, della sua dissoluzione e rinascita. Per questo nel Gioco il momento di avvio non è dato a priori: si tratta di cogliere un’opportunità, attendere l’arrivo di kairos, l’ispirazione sottile che trasporta con i suoi talari verso il momento perfetto, la coincidenza del gesto col fine, e dunque con la fine della partita: quando la vertigine che nasce dalla visione dell’abisso in cui può cadere l’anima del mondo sospinge ad oltrepassare ciò che separa da «quelle cose» per giungere pericolosamente al cospetto del Sacro, quella sorta di Aleph borghesiano in cui gorgogliano sincronicamente tutti i tempi ed i luoghi della creazione; come dice Hesse: «Noi non nascondiamo il pericolo che corre l’anima dell’umanità, l’abisso cui è vicina. Ma neppure possiamo nascondere che crediamo alla sua immortalità». Bene lo aveva capito Gustav Jung il cui allievo, Joseph Lang, fu per molti anni psicanalista di Hesse: «L’abbandonarsi del Maestro Eckart è diventato per me la chiave che dischiude la porta verso la via: bisogna essere psichicamente in grado di lasciar accadere. Per cominciare, esso consiste soltanto nell’osservare oggettivamente come si sviluppi un qualunque frammento di fantasia. La via non è priva di pericoli. Ogni bene ha un prezzo, e lo sviluppo della personalità è tra le cose più preziose. Si tratta di dire di si a se stessi, di porsi a se stessi come il compito più grave, di essere sempre consapevoli di ogni azione, e di tenere ciò sempre ben davanti agli occhi in tutti i suoi aspetti problematici: davvero un compito che richiede un impegno totale. Si tronca qui bruscamente il flirt estetico o intellettuale con la vita ed il destino. L’accedere ad una coscienza superiore ci priva di ogni copertura alle spalle e di ogni sicurezza. L’individuo deve impegnarsi totalmente e solo la sua integrità può essergli garanzia che la sua via non si tramuti in una assurda avventura». Questa definizione dell’intento come «disciplina» del «porsi a se stessi come il compito più grave», Jung la articola nell’introduzione al Segreto del fiore d’oro, trattato di alchimia taoista cinese; nella sua biografia dirà, al proposito, che è stata l’Opera ad introdurlo allo studio dei simboli alchemici come descrizioni della totalità del Sé. L’enfasi posta da Jung nel rapporto tra volontà, consapevolezza e azione e, ancor più, il particolare rapporto che ne descrive l’intreccio con la percezione profonda, archetipica, delle cose – che ritroveremo anche in Corbin – delinea non solo l’obiettivo da raggiungere, i suoi rischi ed opportunità, ma altresì l’inclinazione necessaria per lasciarsi cogliere dall’Invisibile, lo scopo del Gioco delle perle di vetro. La parola intento contiene dunque una segnatura etimologica: svela la tensione nella volontà di uno sguardo che cerca il luogo della visione tra consapevolezza e inconscio, tra Io e Sé, tra Visibile ed Invisibile; un ponte gettato dall’anima sulla necessità di cogliere la sua stessa «trama nascosta» per ricongiungerla con «quella manifesta», secondo le parole di Eraclito. Un tragitto ardito e impervio, che si tende tra Cosmo e Caos. Il Gioco si configura così come una forma esplicita ma al tempo stesso esoterica di apocatastasi, di Salvezza universale che, mercé la casta dei giocatori, può estendere la sua luce su tutta l’umanità oscurata dal ritiro dello Spirito. Il Gioco delle perle viene allora descritto come una sorta di immagine speculare del destino del XX secolo; lo stesso nel quale si riflette L’uomo senza qualità di Musil per il quale: «A poco a poco l’uomo probabile e la vita probabile incominciavano ad occupare il posto dell’uomo vero e della vita vera che erano pura immaginazione e illusione».
La morte del Magister Ludi
Il romanzo si chiude con la morte del Magister Ludi Josef Knecht nel lago di Belpunt. Il Magister segue nel lago montano il suo giovane allievo, figlio dell’amico più caro, in una sfida che si rivela esiziale per il vecchio maestro e fatale per il suo discepolo. Josef Knecht si presenta al suo destino con uno spirito in apparenza opposto: non sembra voler morire, ma il contatto con l’acqua fredda, glaciale, il tuffo pericoloso per lo stato della sua precaria salute fisica, ma soprattutto della sua anima gravata dal sospetto che il Gioco si stia orami svuotando della sua essenza sacra per diventare un banale passatempo intellettuale, trasformano il senso del gesto offrendogli l’ultima sfida esistenziale, alla quale egli non si sottrarrà perché convinto, alla luce dell’istante, di star giocando nella maniera più vera ed autentica se stesso come perla di vetro. Il Magister affronterà dunque la lama gelata dell’acqua come in un duello: sarà la morte eroica il coronamento della sua carriera; una morte acquatica che viene a porgli sul capo la corona di alloro della sfida impossibile, quella che nessuno può vincere, ma che premia con la gloria eterna chi la affronta consapevolmente. Il Magister, infatti, non si lascia andare alla morte, ma le resiste sino alla fine; né tantomeno le si sottrae uscendo dall’acqua: capisce che la posta in gioco è il passaggio alla maturità del discepolo; sente così di ripagare finalmente, e nel più estremo dei modi, quel legame con l’amico che, in gioventù, gli aveva dato la possibilità di formarsi e diventare Magister. Qui il tuffo è realmente un atto eroico, di una fisicità arcaica, come la sfida che rappresenta: il Magister non è preparato ma, proprio per questo, la affronta: è l’azzardo del giocatore che pone in palio la sua vita. L’ultimo tuffo porterà a compimento così la sua ricerca: questa è l’intuizione che l’altra mano della morte trasmette alla consapevolezza oramai intorpidita dal gelo, risvegliando in lui l’antico giocatore che tanto si era appassionato alle perle di vetro. «Quando era uscito di casa, Knecht non aveva avuto nessuna intenzione di fare il bagno e di nuotare perché aveva troppo freddo e dopo il malessere notturno non si sentiva molto bene. Ora, al tepore del sole, eccitato da ciò che aveva visto, invitato amichevolmente dall’allievo, pensò che il rischio non era tanto grave. Soprattutto però temeva che, quanto l’ora mattutina aveva avviato e promesso potesse svanire e andare perduto, se avesse abbandonato il giovane e l’avesse deluso rifiutando con la fredda ragionevolezza dell’adulto un saggio di energia. Lo sconsigliava, è vero, il senso di incertezza e di debolezza che gli aveva lasciato il rapido viaggio in montagna, ma forse quel malessere lo si poteva rapidamente superare con un atto di forza e con un gesto impetuoso». Il tuffo è qui più metaforico che mai; trapassa rapidamente dal «gesto impetuoso» che scaccia il malessere, all’abbraccio della morte che compie un destino. Questa Immagine di Hesse racchiude dunque, come ogni tuffo, un duplice significato. L’inizio del gesto, la sua motivazione, il suo incipit, la sua stessa ragione, è raccogliere la sfida per non deludere l’allievo. In altre parole la fine non può essere che il tuffo in questa acqua: «Toltosi il leggero accappatoio respirò profondamente e si buttò in acqua nello stesso punto in cui si era tuffato l’allievo. Il lago… lo agguantò col gelo di una tagliente ostilità. Egli si aspettava un gran brivido, ma non quel freddo così glaciale che lo avvolse come un mare in fiamme e dopo una prima vampata cominciò a penetrargli le ossa». Ecco che il Magister comincia subitaneamente ad intuire che quello sarà il suo ultimo tuffo, il gesto attraverso il quale coronerà la sua carriera, non solo di supremo maestro nel Gioco delle perle di vetro, ma soprattutto di precettore del ragazzo. Il tuffo finale nelle acque in cui troverà la morte, per la dinamica stessa dell’episodio, altro non è che la lectio magistralis impartita al giovane che riceve, dalla morte esemplare del suo mentore, l’iniziazione. «Di fatto il tuffo fa rivivere, più di ogni altro avvenimento fisico, gli echi dell’iniziazione pericolosa, di una iniziazione ostile. Rappresenta l’unica Immagine esatta, ragionevole, l’unica che si possa vivere, del salto nell’ignoto. Non esistono altri salti reali che siano nell’ignoto. Il salto nell’ignoto è un salto nell’acqua», ci ricorda Bachelard.
Il Gioco delle perle di vetro
Ma, forse, per comprendere, al di la delle sue oscure regole, il Gioco delle perle di vetro, dobbiamo andare con la memora ai nostri infantili giochi con le perle di vetro, con quelle biglie colorate che racchiudevano al loro interno una spirale multicolore che ci agitava la fantasia oltre ogni immaginazione. Compresi nel gioco eravamo tutti Magister Ludi: il tempo cronologico scompariva per essere assorbito da quelle spirali multicolori che ci proiettavano in un’altra dimensione, in una realtà separata dove l’unica strada da seguire era quella tracciata dalla traiettoria delle biglie opalescenti. Come pure vale la pena ricordare che, sino agli anni Cinquanta del secolo scorso, esistevano in commercio alcune bottiglie di gazzosa che erano chiuse proprio da una biglia di vetro: per aprire la bottiglia bisognava spingere la pallina verso il basso e far uscire così il gas che la imprigionava contro il collo stretto. Quelle bollicine, liberate dallo sprofondamento della biglia erano l’immagine stessa della creazione, del Big Bang; dopo non restava che liberare anche la sfera di vetro, ed il gioco ricominciava.
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È l’inconscio che accompagna il passaggio tra vita e morte, affinché tutto avvenga nel migliore dei modi e con nulla in sospeso!
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Esiste quello che uno si racconta e quello che dice agli altri per crederci di più egli stesso, poi c’è invece quello che è vero.
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La domanda che davvero dovresti porti, non è “Chi sono stato?”
ma : “Cosa posso diventare, se inizio un percorso di crescita?”
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La domanda che davvero dovresti porti, non è “Chi sono stato?”
ma : “Cosa posso diventare, se inizio un percorso di crescita?”
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“Ora, l’unica vera libertà è la libertà dal conosciuto. Vi prego di seguirmi un po’. È la libertà dal passato. Il conosciuto ha il suo posto, ovviamente. Devo conoscere certe cose in modo da agire efficacemente nella vita quotidiana. Se non sapessi dove vivo, mi perderei. C’è poi l’accumulo di nozioni della scienza, della medicina, e ci sono numerose tecnologie alle quali viene aggiunto sempre qualcosa di più. Tutto ciò rientra nell’ambito del conosciuto e vi trova il suo posto. Ma il conosciuto è sempre ripetitivo. Ogni esperienza che avete fatto, nel lontano passato o soltanto ieri, si trova nell’ambito del conosciuto e, a partire da questo retaggio, riconoscete ogni altra esperienza. Nell’ambito del conosciuto c’è attaccamento, con le sue paure, le sue disperazioni, e la mente che è trattenuta in questo ambito, per quanto esteso e vasto sia, non è mai libera. Può scrivere libri intelligenti, può sapere come andare sulla luna, può inventare le macchine più complesse e straordinarie… ma è sempre trattenuta nell’ambito del conosciuto.
Ora, la libertà da tutto ciò è libertà dal conosciuto; è lo stato di una mente che dice “Non so” e che non cerca una risposta. Una mente simile non è mai alla ricerca, in attesa di qualcosa, ed è è soltanto in questo stato che potete dire: “Ho capito”. È l’unico stato in cui la mente è libera, e da questo stato potete osservare le cose conosciute; non in senso inverso.”
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Le vite mediocri sono più difese di quelle elevate, la legge protegge il debole e limita il forte, questa una delle cause del caos attuale e del fallimento sociale! Riecheggia Nietzsche come ultima possibilità di direzione salubre e virile, un barlume che ancora tiene sveglie le menti di pochi eletti rimasti immuni da questa follia, ma egli chiese non di essere letto, ma bensì di essere agito.
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Chi non è stato capace di costruirsi, chi si è risparmiato dolori e prezzi da pagare, non può essere in grado di aiutare gli altri a realizzarsi!
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Questa è l’epoca nella quale l’ignoranza e l’incapacità, viene nascosta dall’apparire esperti online.
Tutti hanno un metodo per risolvere qualcosa, che stranamente però non ha funzionato nella loro vita, che a vederla davvero è infatti ben poca cosa. La giostra però continua a girare, spinta da tanti furbi e tanti creduloni.
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Chi non è stato amato soffre perché vede la mancanza ovunque e la bellezza diviene invisibile come anche l’appagamento un miraggio
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L’amore per esistere richiede che termini il bisogno e la dipendenza, per fare posto al desiderio!
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La dipendenza è figlia di un vuoto, per vincerla occorre tornare ad una relazione sana per poi iniziare una graduale indipendenza.
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È la tua fragilità che ti rende una grande donna che coraggiosa va verso la vita. Forte anche quando piangi e dolce, mentre regalandomi il tuo sguardo attraverso i tuoi occhi senza fine, posso raccogliere una tua lacrima sperando che sia l’ultima
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Le nascite avvengono sotto la spinta di due pulsioni: Una è l’angoscia di morte, come rappresentazione del timore di rimane bloccati nell’utero divenuto troppo stretto e altra è la paura di non farcela ad uscire. Se provi qualcuna di queste paure, vuole dire che la tua personalità e’ nell’atto di nascere.
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Chi si lamenta lo fa perché schiavo della propria lamentela. Attraverso il lamento afferma di essere in una gabbia mentale.
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Guardarsi dentro è poter dire a se stessi con semplicità: “Io posso realizzare la parte migliore di me”.
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Se la mente non viene impegnata nella ricerca della propria evoluzione con propositi di qualità, essa tenderà alla involuzione!
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Il desiderio come l’amarsi, per realizzarsi, deve sempre fare i conti con l’opinione di se stessi nella mente.
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Se si decide il futuro senza contemplare le dinamiche inconsce, si rimane dove sì è, ed il tempo per realizzarsi si esaurirà.
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I pensieri sono l’intrattenimento della mente, mentre l’inconscio con le sue proiezioni, crea la realtà che abiti!
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I problemi non si risolvono usando la stessa mentalità che li ha creati!
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