il Senso di Colpa


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Sentirsi in colpa a volte è molto doloroso,  un po’ come sentirsi perseguitati da se stessi, un giudice che interviene per la minima presunta trasgressione, e ci si sente ossessionati anche quando non si è fatto nulla che possa essere normalmente considerato riprovevole.

Molte persone  si sentono colpevoli per avere commesso errori o anche solo fatto pensieri sconvenienti o impulsi che, di sicuro, hanno avuto tutti  nella vita.

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Esiste anche il sentirsi in colpa di essere felici e di desiderare è quindi essenziale capire che il senso di colpa si basa su dati irreali e rappresenta dunque un’inutile auto-punizione.

Tale senso di colpa ingiustificato è fonte di inutili sofferenze psichiche e disgusto di sé a volte, sufficientemente spietati e implacabili da spingere una persona al fallimento.

E se dura abbastanza a lungo, questo tormento interno può portare a sviluppare vere e proprie patologie come abuso di sostanze, disturbi sessuali e una grande varietà di altri comportamenti di auto-sabotaggio.

Dunque, a meno che i sensi di colpa non ci siano in realtà necessari per prendere coscienza delle responsabilità che abbiamo relativamente a un misfatto, o per innescare il desiderio di un cambiamento positivo, tale comportamento in realtà non serve a nessuno, meno di tutti a noi.

Il senso di colpa è uno dei sentimenti che nasce nella primissima infanzia ed affonda le sue radici nel conflitto Edipico e di Elettra, essendo la sua comparsa conseguente alla consapevolezza di voler appagare le proprie pulsioni egoistiche.

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Freud lo inquadra infatti come risultanza del tentativo di appagare il primo istinto sessuale diretto verso il padre o la madre.

La pulsione sessuale verso la madre infatti,  richiede il superamento del padre, di farlo fuori e quindi ecco il primo senso di colpa, ma anche il desiderio successivo di somigliare a papà, richiede un distacco dalla madre con altro relativo senso di colpa, essendo lei chi lo ha messo al mondo sentendosi quindi ingrati.

Il senso di colpa  si instaura anche qualora vi sia stata una carenza affettiva nell’infanzia, epoca nella quale l’Io del bambino non è ancora sufficientemente forte da sostenere il fatto che un genitore o entrambi possano non amarlo.

Egli non può concepire che chi gli ha dato la vita possa non desiderarlo, allora la sua mente non ancora cosciente, trova l’unica spiegazione possibile che possa dare un senso a tanto dolore, ossia che è lui ad essere sbagliato e non meritare quindi l’amore genitoriale, qualcosa deve aver commesso pensa, pur non rendendosene conto di cosa abbia mai potuto fare. Di fatto egli non può sentirsi giusto per essere amato.

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Successivamente in età adolescenziale, anche tutte le tappe di allontanamento dai genitori creeranno sensi di colpa, avendo l’adolescente dentro se le esigenze emotive di pensare a se stesso dovendo andare nella vita e  l’abbandono che dovrà compiere verso chi gli ha dato la vita.

Tutte queste fasi evolutive, se non elaborate positivamente faranno si che nell’adulto il senso di colpa sovraintenda a molti aspetti della vita reale, con conseguenze anche pesanti.

Il non sentirsi giusti per essere amati, come spiegavo prima, farà si che si avrà un atteggiamento rinunciatario verso la vita e si presenterà ogni qual volta si potrà prendere qualcosa in più da essa.

Lo si ritroverà come giudice interiore punitivo, quando si dovrà scegliere il partner giusto, quando si dovrà fare una scelta lavorativa ed in tutte quelle occasioni nelle quali si potrà appagare un desiderio, inibendolo, attraverso una lunga serie di atti mancati non consapevoli che tenderanno ad allontanare dalla propria vita la migliore evoluzione possibile, anzi al contrario, relegando la persona ai livelli minimi di esistenza, sia economica che affettiva.

Dietro ogni fallimento, ogni mancata evoluzione c’è un senso di colpa non rimosso, è inutile cercare un perché razionale, in quanto sarebbe comunque solo un alibi.

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Cosa si può iniziare a fare:

Si può comprendere che si era giusti per essere amati da piccoli e che magari era quel genitore ad avere dei limiti e  non lui, ma anche che l’egoismo è una pulsione di vita primaria, presente in tutti gli esseri umani, che hanno il dovere di vivere al meglio di quanto possano avere e provare.

Prendere la madre o il padre era un diritto e non una colpa

Prendere, evolversi, amare è un atto di vita, non un sentimento negativo, esiste quindi un egoismo sano, salutare che onora la vita, al contrario ad esempio del narcisismo esasperato che tende a privare di senso al vita altrui.

Desiderare è un atto di vita predisponente verso un futuro migliore, ed allora è utile far fiorire desideri e piaceri nella propria vita, “Prendere” è la parola d’ordine!

 

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