LA RABBIA VERSO I GENITORI


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Questo sentimento prima o poi, chi per un motivo chi per l’altro tutti lo si deve affrontare ed elaborare e chi sente di non averne è solo dovuto al fatto di averla rimossa.

Questo tipo di rabbia è presente in tanti momenti della vita di una persona, in quando viene proiettata sul proprio compagno, sul datore di lavoro, sulle amicizie e sulla società, quindi ogni qualvolta ci sia una relazione.

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La rabbia verso i genitori, se non viene elaborata e superata con l’amore, viene proiettata sulle relazioni future e porta inevitabilmente al fallimento delle relazioni nella vita, perché portatrice anche del senso di colpa che sorge nel momento esatto in cui si prova la rabbia, essendo  direzionata verso coloro ai quali comunque dobbiamo il fatto di esistere.

Chi vive questa rabbia non avendola sublimata, tenderà a spostarla sugli altri che incontrerà, incolpandoli per proiezione, dell’abbandono e delle ferite ricevute dai genitori, quindi questa emozione negativa verrà spostata su ogni cosa che gli capiterà, pur essendo  l’accaduto la conseguenza dei propri atti mancati.

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Questo sentimento verso le figure genitoriali nasce a causa di molteplici motivi, può essere come nella maggior parte dei casi un riflesso di un abbandono, oppure il risultato di eccessiva autorità castrante, ma anche all’opposto  l’essere stati troppo tenuti nel nido, per ritrovarsi poi disarmati. Anche il mancato superamento delle fasi edipiche maschili e femminili provoca un risentimento genitoriale.

La rabbia verso l’altro non può che generare rabbia verso se, essendo l’altro costruito anche dentro noi.

Vivere con questa dinamica inconscia, spinge all’isolamento oltre che alla non riuscita professionale, in quanto tutti i pensieri e gli accadimenti sono da essa filtrati  e come affermavo poc’anzi, il meccanismo può essere raffigurato bene dal “Flagellatore”, colui che frustandosi in un misto di rabbia aggressiva verso se e tentativo di espiazione del senso di colpa, si incammina ma perdendo molto sangue, che man mano gli toglierà sempre più sia la forza che la lucidità per fare scelte giuste avendo spostato la mente in un sistema autopunitivo.

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Tuttavia esiste un modo per individuare questa rabbia accecante, che limita la capacità di fare le scelte giuste, il modo è quello di rendersi conto sempre maggiormente che innanzitutto, si vive uno stato alterato e secondariamente, che l’altro è solo uno schermo incolpevole sul quale proiettiamo il nostro dolore non ancora del tutto risolto.

Non serve ne isolarsi ne fuggire da essa, tanto meno allontanarsi dal soggetto al momento deputato alla sua proiezione, se si è soli nel momento della rabbia, non si potrà fare a meno di colpire se stessi con mille atti mancati che creeranno solo nuove ferite come ben raffigurato nella rabbia esposta nel film “Edward mani di forbice”, dove l’attore arrabbiato verso il padre per la sua morte prematura e quindi la sua incompletezza, quando si sfiora da se il viso si auto ferisce, alla fine del film lo si vede senza relazioni, chiuso nel suo castello in preda al ricordo della sua mancanza.

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Edward non era cattivo, era solo sbagliato e nessuno gli aveva insegnato ad amare.

Quindi questa rabbia irrisolta non va evitata ma elaborata molto profondamente, anche se ci vorranno anni, saranno sempre meno degli anni sprecati in una vita insoddisfacente,  perché essa si ripresenterà puntualmente in ogni relazione e pensiero che si avrà, sarà spostata su ogni altro e su  ogni altra cosa che si farà nella vita.

Infine una raccomandazione evitate di perseguire l’idea del perdono razionale del genitore, non è lui da perdonare ma il genitore dentro voi.

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