L’Io infantile primario, l’Io secondario adulto  ed il falso Io.


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L’IO ha bisogno di evolversi per meglio adattarsi alle diverse età, erroneamente invece viene considerata una unità fissa ed immutabile.

Le persone non sono una cosa sola dentro se stessi e questa affermazione permette di aprirsi alla possibilità di un cambiamento profondo e stabile.

L’IO primario è quello che si introietta dalle figure genitoriali, fino a circa 12 anni, esso assolve alla funzione di sostegno nella evoluzione del bambino, in quanto egli essendo ignaro sia di se stesso, ed anche all’oscuro di cosa è il mondo fuori da se e cosa lo regola, assimila le “Credenze Genitoriali” a prescindere se sono giuste o meno.

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Ad esempio, un bambino orientale nato in una famiglia islamica, sarà portato a credere ed agire, conseguentemente al credo genitoriale e quindi, al ritenere oltre al resto, che  la carne di maiale nociva per la sua salute.

All’opposto il figlio di un macellaio occidentale, potrebbe mangiarla con piacere, avendo ricevuto il messaggio che la carne di maiale è più gustosa.

Questi opposti comportamenti in metafora sono costituenti L’IO primario, perché un bambino, quello Islamico affermerà:

Io non mangio carne di maiale fa male e non mi piace!

L’altro invece, quello occidentale:

Io mangio la carne di maiale perché è buona e fa bene!

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Si chiarisce in questo modo che l’Io primario risponde a credenze non derivate dalla propria esperienza, ma bensì a supposti genitoriali, questo, col passare degli anni, qualora vi siano state credenze limitanti, rappresenterà la gabbia mentale della persona, con tutti i problemi che questo comporta.

L’io secondario invece è il risultato della propria costruzione e spesso porta alle convinzioni opposte a quelle genitoriali.

Questo io secondario tende a svilupparsi per tutta la vita, a patto che  ci si  liberi dalle parti disfunzionali dell’io primario, rallentando comunque la sua espansione col passare degli anni, quando si saranno instaurate a livello mentale credenze ulteriori più coerenti.

L’Io secondario  per sostenere la propria evoluzione deve poter poggiare su un terreno solido, fatto anche di riscontri esperienziali e non fondato solo su credenze genitoriali, d’altro canto, solo una solida costruzione di un Io secondario, può portare alla felicità ed alla piena realizzazione.

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Questo Io evoluto, trova la possibilità della sua massima espressione, quando lo si aggancia ad un nuovo concetto di morale e di un rivalutato credo di proprio bene e male, ma soprattutto va fatto crescere nella chiara visione del fatto che la propria realizzazione, dipende da se e dalla costruzione di se stesi che si farà.

Al contrario dell’io primario infantile, che invece è ancora ancorato all’equazione: Genitore = Prospettiva, rimanendo in una dimensione mentale bambina a vita.

Ecco che allora questo IO primario, attraverso atti mancati e negazioni sulla sua reale possibilità di distaccarsi costruendosi il nuovo io secondario, si manterrà bloccato allo stato primario, condannandosi a fallimenti relazionali e professionali, pur di rimanere “ Piccolo”.

Entrare nell’età adulta, vuole dire quindi lasciare i vestiti stretti che ancora si indossano dell’io infantile, per cucirsi addosso un nuovo vestito esistenziale, non si può correre e neppure camminare con le scarpe strette, occorre cambiarne con un paio adeguato alla nostra crescita.

Chi fa questa migrazione scopre molte meraviglie di se, incomincia a sentire il potere di fare e cambiare, si accorge che ha un valore e che viene riconosciuto, sa che può raggiungere qualsiasi cosa o parte di se, a patto che lo voglia davvero.

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Coloro che poco si evolvono e costruiscono, all’opposto, sono persone ancora bloccate nell’IO primario infantile, sono un frutto caduto ai piedi dell’albero genitoriale.

Nel titolo si preannuncia anche l’esistenza del falso IO, esso nasce quando non potendo migrare nei comportamenti dall’IO primario al secondario, si va a creare una percezione maggiorata di se, non coerente con la verità di se stessi nel col valore effettivo che si ha, ed infatti chi interiorizza questo falso IO, racconterà a se stesso, capacità che non ha, sprecando tempo nel cercare di raggiungere ambizioni a lui impossibili, solo perché si specchia ancora troppo nel passato genitoriale.

Si tratta quindi di un IO compensativo, che comunque però essendo illusorio, è destinato ad avere vita breve in quanto I’IO primario bambino, non può reggere a lungo il peso delle proiezioni ingigantite del falso sé, poiché ogni IO travalica per ciò che è in un corrispondente Sé.

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Si può entrare in questi casi, in un circolo vizioso fatto di illusioni e regressioni, che sfociano anche in autopunizioni, tuttavia essendo il falso io di breve durata, in genere vi si può uscire agevolmente, basta una buona spinta che reimmetta la persona nella corrente del fiume e quindi nell’avanzamento cosciente della propria vita, senza più girare in tondo su se stessi in modo inconcludente.

Meglio allora specchiarsi in un io sano che rifletta la reale dimensione di se stessi, al fine di introiettare i confini autentici sui quali poggiare la nuova costruzione dell’io secondario, ecologico e funzionale a Sè.

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