SOLITUDINE EMOTIVA


La nostra società non è adatta per creare persone felici.

Presi completamente come siamo, nel vortice degli impegni lavorativi, per poter avere uno status sociale adeguato, spostiamo la nostra percezione esistenziale sempre più nel calcolo razionale.

Le nostre parti interiori, non sono ascoltate e non ci prendiamo cura al meglio, del nostro bambino interiore e neppure di quelli che abbiamo creato.

Rischiamo di diventare degli analfabeti emotivi, privi di orientamento proprio.

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Anche le passioni e l’empatia, soffocano, stritolate da queste modalità iper-produttive, che la società ci obbliga a sostenere, “rubandoci” il tempo da dedicare a noi stessi, e per curare le nostre relazioni affettive.

I sentimenti non sono in vendita nei supermercati, nè si possono prendere in prestito.

I sentimenti, infatti, sono una dote interiore che va coltivata, pena l’aridità esistenziale, della quale conseguenza,  sono pieni i giornali e le tv, dove lo spazio per la cronaca nera, la fa da padrone.

I sentimenti si sviluppano attraverso la costruzione delle relazioni emotive, dove il tempo dell’altro si fonde con il nostro tempo.

Se questo mondo affettivo non si costruisce, abbiamo persone emotivamente  squilibrate, ed una falsa percezione della realtà, alla quale viene amputata la parte attinente ai sentimenti.

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Questo è quello che ha permesso, ad Erika e Omar, che uccisero la madre e il fratellino di recarsi, come ogni giorno, a bere la birra al loro solito bar.

La loro reazione priva di responsabilità, di compassione e di consapevolezza, è la conseguenza del mancato sviluppo emotivo, e l’appartenenza ad un mondo, nel quale la parola razionale, raccontata dalla televisione, sostituisce l’emozione collegata all’azione.

Non sentire più la differenza tra bene e male, tra il giusto e lo sbagliato, tra ciò che è grave e ciò che non lo è, evidenzia  la drammatica situazione in cui versa la società nella quale viviamo e della quale non facciamo parte, cosa che non ci esula da responsabilità.

Viviamo in una società fintamente ricca e non più realmente povera e semplice come un tempo, dove il confine tra bene e male, il permesso e il proibito era delineato chiaramente dalla famiglia e dalla religione oltre che dallo Stato, dove il rispetto e il legame erano fondamentali e fondanti per  le relazioni ed i nuclei familiari che non a caso erano numerosi ed allargati.

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Oggi invece tutto è normale;  che i politici rubino è consuetudine, che la gente si esploda in un aeroporto è una possibilità accettata.

La società è assuefatta alla pochezza dei valori; pensate ai nostri bambini,che ricevono una quantità di regali esagerata, anche quelli che non desiderano, per  compensazione affettiva.

Si estingue così, anche il desiderio, perché i bambini vengono gratificati prima ancora di desiderare, pur di tentare di liberarci dal senso di colpa, che ci deriva dall’averli lasciati soli a se stessi.

E questi purtroppo, sono processi che distruggono il complesso mondo dei valori e delle regole sociali costruttive.

Le relazioni emotive sane, sono quelle libere dal motivo o dalla convenienza,“sto con te perché ti voglio bene”!

Questo permette l’identificazione propria e conferma l’esistenza dell’altro, dando valore alla relazione, che non è più corrosa dal tempo sociale, che scandisce i tuoi attimi.

Ma il problema parte da lontano, fin dalla tenerissima età, quando i bambini non sono seguiti, accuditi e ascoltati,  per quanto serve loro e non per il tempo che rimane per loro; allora si trovano di fronte ad uno scollamento, che crea in loro la sensazione di non essere importanti, di non avere un valore per l’altro.

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Crescono così senza una formazione emozionale solida, anzi, al contrario, la relazione è inutile, visto che anche per loro è stata tale e si sono abituati alla solitudine.

La vita che facciamo non è idonea ad educarci all’affettività, i nostri figli sono affidati alle scuole materne fin dai primi mesi e dopo non appena comprendono, vengono portati davanti ad una televisione per intrattenerli, mentre noi facciamo altro.

I genitori non hanno tempo di stare con propri figli e si ingannano cercando di dare loro la  “qualità” più che la quantità, oppure li trasportano con loro, nei pochi spazi che gli rimangono per se stessi,  ma i bambini hanno bisogno anche di quantità e di tempo solo per loro.

A voi basterebbe mangiare per cena questa perfetta  oliva per sentirvi appagati?

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Certo che no!

E pensate che per le esigenze della vostra anima e di quella dei vostri figli sia diverso?

Che basti a loro e voi, avere 15 minuti di ascolto dell’altro in una giornata?

15 minuti, nei quali poi sentite ancora tutto il peso della vostra frenetica giornata, prima dell’inizio della vostra serie tv preferita?

Ogni essere umano ha bisogno di essere accudito affettivamente e riconosciuto dall’altro in un percorso quotidiano, non a tappe, ma attimo dopo attimo.

Non basta andare fuori porta al fine settimana, per costruire il tempo necessario per avere una relazione sia con il vostro partner che con i vostri figli.

E se non si trova questo tempo, dobbiamo rassegnarci ad avere rapporti scadenti e future delusioni, perché il vuoto e la solitudine, tenderanno ad allargarsi, togliendo la possibilità di una evoluzione affettiva.

Non a caso assistiamo ad un aumento sproporzionato dell’uso di  uso di psicofarmaci, sostituti artificiali ed inefficaci, della maturità emotiva.

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Cosa rimane allora che dia un senso alla vita , quando il mondo affettivo viene messo in secondo piano?

L’appagamento narcisistico, l’egoismo, le relazioni di possesso o interesse;  l’appropriarsi del bene di consumo alla moda e il fare le cose non più per passione, ma per riempire spazi vuoti: Il vuoto creato dalla mancanza affettiva.

Questa è la quotidianità, svuotata dall’empatia e dalla relazione con l’altro.

Il sentimento invece non obbliga a parlare, non richiede azioni narcisistiche, è uno stato interiore condiviso anche nel silenzio, basta vedersi nel rapporto con la propria madre  o con chi si ama.

Possiamo fare ancora qualcosa per rimediare?

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Si, in parte è possibile…ma se si è consapevoli che c’è un mondo, quello delle relazioni affettive sane ed abbondanti, che senza sconti, deve prendere il posto di uno  chiamato realtà materiale, che, come abbiamo visto è pericolosamente distruttivo.

 

Giorgio Del Sole

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