The Human Therapy


La modalità relazionale “The Human Therapy”, la terapia umana, applicata nella pratica Emodeling, nasce dal bisogno sempre più palese, di un approccio più umanizzante come risposta ai disagi interiori delle persone.

La Terapia Umana, intesa come modalità di guarigione interiore, avviene grazie ad una relazione significativa con l’altro, la quale apporta senso e direzione dentro egli, questa evoluzione positiva interiore, non è dovuta ad un metodo scientifico meccanico-razionale, ma bensì ad un atto spirituale, che si instaura attraverso la relazione che da senso tra allievo e l’Emodeler, essendo la relazione stessa portatrice di valori affettivi “curativi”.

Il disagio interiore, oggi viene visto come una componente disallineata, rispetto al modello ideale che il contesto sociale detta, pertanto il pensiero comune è che ci debba essere una stortura, una deviazione da correggere nella mente sofferente, quindi per “guarirla” vengono preferiti esclusivamente metodi scientifici psicologici.

Questi metodi scientifici, non attingono dal patrimonio interiore spirituale dell’umanità, per dare le risposte che la persona cerca, ma si avvalgono di prassi e modalità medico-tecnico-scientifiche meccaniche, che non esigono la vicinanza relazionale e tantomeno affettiva, sono prassi nelle quali l’altro diventa oggetto di uno studio materiale, la cui anima con i suoi disagi è irrilevante ai fini del suo malessere e delle sue attese.

Con questo approccio purtroppo si vengono a perdere le cause profonde, intime ed interiori del disagio, come quando ad esempio, questo  è causato da una base affettiva insufficientemente interiorizzata, delle figure genitoriali e di fatto la sofferenza che si instaura, è dovuta ad una mancanza di relazione, che difficilmente troverà risposta nelle terapie mediche essendo esse non relazionali.

Un vuoto relazionale, un rapporto svuotante affettivamente subito, si può correggere e sublimare, attraverso  una nuova relazione costruttiva ed arricchente, nella quale la persona torna di nuovo ad essere il centro, di una proiezione-azione affettiva.

La mancanza d’amore e quindi di affetto, mina profondamente l’autostima di una persona e le possibilità che questa poi riesca nella vita, il disagio interiore, la sofferenza, sono un grido profondo che proviene dall’anima e che afferma: Io non sono stato amato, ho bisogno di amore!

Il non amore ricevuto, porta con se un messaggio potente: Tu non sei giusto per essere amato, pensiero sul quale poi origina il senso di colpa.

Questa frase ripetuta ininterrottamente a livello inconscio nella propria mente, sarà presente in ogni scelta che l’individuo farà, ogni cosa che penserà, sia di se stesso che di come gli altri lo valuteranno.

Questa modalità mentale, genera pensieri che fungono da filtro che distorceranno le esperienze che la persona si trova a fare, determinando dio conseguenza una sua difficoltà ad avere certezze e direzioni affidabili, generando anche un inconscio senso di colpa.

Il senso di colpa è un meccanismo che si instaura perché l’Io del bambino non è sufficientemente forte da poter concepire che chi gli ha dato la vita, con il suo comportamento mette a rischio le sue possibilità evolutive, arrecandogli un danno con il suo distacco e creando ferite profonde nella sua anima.

Avviene per questi pensieri, un vero e proprio corto circuito nella sua mente e l’unico modo per arrestarlo è una drammatica risposta: Evidentemente sono io ad essere sbagliato!

L’amore, quindi l’affetto tradito, la non curanza ed il distacco affettivo colpevole, sono alla base della maggior parte dei disagi psicofisici!

La distruttività di questi atti subiti è così vasta, che poi incedendo su un terreno esistenziale interiore instabile, esso sarà terreno fertile per far attecchire le più svariate forme di disturbi, definendoli poi nei tanti modi che la scienza psichiatrica propone, e per ogni definizione ci sarà la pillola o il metodo corrispondente.

L’errore sta appunto nel tentare di curare questi sintomi scientificamente e non “Affettivamente”, non si cerca di andare a risolvere la Matrix interiore che li ha generati, ed essendo essa una voragine affettiva, ecco perché le cure psicologiche non guariscono, tutt’al più allievano il disagio.

Anche la psicoanalisi stessa afferma che ella non regala il paradiso!

Ma perché avviene questo errore?

Non per incapacità, ma perché guarire una persona profondamente dandogli amore, costanza, attenzione, è troppo impegnativo, ma soprattutto richiede che venga fatta all’altro una promessa esistenziale, che vada a correggere quella oggetto del tradimento genitoriale, una promessa che poi dovrà essere mantenuta: “IO PER TE CI SARÒ PER SEMPRE!”

Richiede allora che propria la vita si unisca a quella dell’altro in un destino comune e questo è un prezzo che l’attuale modello sociale non permette di sostenere, essendo tutto all’insegna dell’opposto, ossia la superficialità, l’oggetto non l’anima, società nella quale è legittimato l’appropriarsi piuttosto che donarsi.

L’amore richiede una costanza, una verità, una attenzione, un tempo da dedicare, che i più non accettano di dover impegnare, quindi meglio una terapia breve, una ipnosi, una pillola o al limite una droga di stato come l’alcool oppure una droga dello stato parallelo, la cocaina.

The Human Therapy, vuole dire che qualcuno si prende la responsabilità di te!

Esiste invece chi si oppone a questa disumanizzazione, chi vuole compiere questa missione ideale, per rammentarci che le fondamenta dell’essere umani sono proprio questi valori perduti; l’amore, l’attenzione, la costanza, la presenza, l’appartenenza.

Da questa visione ritrovata nasce l’approccio alla persona  The Human Therapy, nella cui metodica, i bisogni primari della persona sono messi di nuovo al centro di un complesso ed articolato modus operandi, che trova concretizzazione attraverso un reale sostegno dell’altro, una ritrovata attenzione che focalizza i suoi più reali ed intimi bisogni e vi da risposta, di fatto è la riproduzione di una culla esistenziale, un abbraccio che da calore, sicurezza, sostegno, comprensione e soprattutto struttura una ritrovata forza nel sostenere gli sforzi per i superamenti che il vivere richiede.

Questo approccio ha l’ambizioso quanto gravoso compito di ricostruire il passato, di sanare antiche ferite, riscrivere dunque, la storia emotiva di una persona.

Colui che si trova avvolto nella culla esistenziale che The Human Therapy costruisce nella relazione, vive concretamente un venir meno delle paure che precedentemente attraversavano la sua mente, si trova ad acquisire una lucidità conseguente a lui non comune, spingendolo a fare scelte giuste e quindi efficaci per il superamento delle sue sfide.

La persona diventa quindi più sicura di se stesso, maggiormente serena e propositiva verso il futuro, si trova a vivere ciò che sarebbe potuto essere fin dalla sua primissima infanzia.

Tecnicamente questo spostamento mentale avviene in quanto L’Io personale non è, al contrario di quanto si crede, autonomo ed autosufficiente, ma bensì si plasma continuamente aderendo al riflesso che gli giunge dall’esterno, quindi avendo trovato una persona in grado di riconoscerlo, da un lato riesce a vedere i propri confini, quindi a comprendere chi è, mentre dall’altro a modellare positivamente il proprio Io, beneficiando della nuova proiezione che riceve.

Ciò che si crede di essere è il risultato del messaggio inconscio ricevuto nei primi anni di vita, contenente l’idea e l’opinione dapprima la coppia genitoriale, poi la parte sociale, avevano di noi stessi, confermata dalle azioni affettive o meno, che ebbero verso noi.

Il complesso compito di The Human Therapy, è quello di ripristinare questo messaggio inconscio distorto, affinché la visione di se stessi sia corretta e strutturata coerentemente con l’effettivo valore personale e non distorta dalle percezioni abbandoniche genitoriali o sociali.

Diventare ciò che si sarebbe potuti essere!

Quando questo avviene la persona ha l’effettiva quanto chiara stima di se, dei propri valori e talenti, potendo quindi intervenire su cosa c’è da correggere davvero in se stesso ed eventualmente cosa dover aumentare in termini di conoscenza e valore da acquisire, è in questa fase che l’allievo lascia la culla esistenziale per incominciare la costruzione di se stessi cosciente.

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