Felicità e desiderio


Non potrebbe esistere la speranza, se non ci fosse un desiderio che ci possa far immaginare che in un prossimo futuro, possa arrivare a noi qualcosa che migliori la nostra esistenza e che appaghi un nostro ideale, sia materiale che spirituale.

Siamo costantemente impegnati nella ricerca del piacere e che deriva da un desiderio ancora inespresso, e dal riuscire o meno ad appagarlo, dipenderà il livello di appagamento e di felicità esistenziale che potremo avere.

La felicità è la più importante forma di libertà di un individuo.

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Essere felici non è una casualità, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare liberi dentro il proprio essere

Il concetto di felicità tanto caro alle attuali società consumistiche, non ha nulla a che fare con la vera felicità necessaria ad un essere umano, perché manca di un ingrediente fondamentale, il desiderio libero autodeterminato!

La felicità ed il desiderio, sono due stati emotivi strettamente legati tra loro e la mancanza di uno, pregiudica l’esistenza dell’altro.

Lo stato di felicità corrisponde ad una speranza, un desiderio, che l’oggetto desiderato giunga a noi, quindi non è nella presenza il principio della felicità, ma nell’assenza, il desiderio infatti risiede in un vuoto.

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Freud colse nel sacrificio dell’appagamento del desiderio, il presupposto per il fondamento della società civile stessa, e su questo sacrificio necessario tutti concordano.

Il problema nasce quando a seguito di questo sacrificio, la società non propone nessun altro modello che faccia nascere un nuovo desiderio ed una nuova possibilità di appagamento futuro, in quanto la civiltà dei consumi fa sì che tutto venga appagato subito ancor prima di sentirne il bisogno, fatto che determina che non vi siano più spazi per l’assenza e l’attesa di alcunché, compreso del pensiero.

Si assiste ad un nevrotico cortocircuito, desiderio-appagamento immediato, che si mette in moto ancor prima di poter avvertire il bisogno di un oggetto.

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Faccio un esempio per meglio chiarire questo mio pensiero, prendo in esame gli smartphone di una famosa marca la samsung.

Ora è in auge il Samsung 9 da pochi mesi, ma già la Samsung fa la pubblicità affinché si prenoti sin da ora, ancor prima della sua uscita il modello 10, e questo nuovo modello non ha nulla di necessario in più del modello precedente, ma solo migliorie estetiche o marginalmente funzionali.

Di fatto viene quindi a generarsi un finto desiderio, una finta esigenza, che spingerà all’acquisto dell’ennesima scatola vuota che in realtà non apporterà nulla di più all’esistenza di una persona.

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A questo stesso schema purtroppo vengono assoggettate e sacrificate anche le altre necessità umane, ossia, le pulsioni affettive, sessuali e relazionali.

Tutto il nostro mondo istintuale viene impacchettato da schemi sociali morali, che ne determinano la trasformazione in prodotto da consumare, svuotato della sua carica trasgressiva.

Stesso dicasi per la sfera sessuale, orfana della costruzione mentale dell’eros, perché richiede troppa attesa e si finisce per aderire ad una modalità sessuale usa e getta, come anche gli amori, che mai come ora, l’amore è orfano di se stesso, essendo ritenuto troppo impegnativo e di complessa costruzione.

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Per desiderare è necessario avvertire una assenza, qualcosa che ci manca profondamente, fino al punto da desiderarne la presenza, il che vuol dire che per desiderare dobbiamo svuotarci dalle mille scatole vuote che riempiono la nostra esistenza e di cui ci circondiamo ogni giorno, per fare spazio a qualcosa più profondo, che è lì dentro noi, e che nella confusione facciamo fatica a scorgere.

Il desiderio può generarsi solo da un vuoto, da una assenza, che tutti gli esseri umani tendono a colmare ed in questa istanza, si accende il motore evolutivo dell’umanità, l’eros!

Non a caso il termine desiderio, viene dal latino ed è composta dalla particella privativa “de” e sidus-eris ossia stella, che quindi vuole dire letteralmente, “condizione in cui sono assenti le stelle”.

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Il desiderio non è una nostra esigenza narcisistica, in quanto ci spinge verso l’altro, e non va confuso con la motivazione o la volontà, perché è un tendere naturale che non ha bisogno di spinte.

L’appagamento di un desiderio non può esserci se manca il desiderio che ne genera il bisogno.

In una società dove il modello esistenziale proposto è quello nel quale “non deve mancare nulla” il problema è proprio questo, non c’è nulla da desiderare, ed in questo finto pieno, l’essere umano perde la meraviglia di uno sguardo che contempla qualcosa di irraggiungibile come una stella.

In questa dimensione alienata manca il desiderio, quindi non c’è ricerca, ne desiderio di evoluzione e tanto meno la spinta alla creazione di qualcosa che mancando, spinge alla sua realizzazione, la forza dell’eros è persa ed al suo posto si instaura il Tanatos, la pulsione dell’annichilimento esistenziale, con il suo carico di angosce depressioni e paure.

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Ecco quindi che il poter creare un vuoto e tornare al libero desiderio, immune dal senso di colpa, è la vera emancipazione da raggiungere, la sfida da vincere in questo momento storico, riappropriarci di un nuovo desiderio che invada la nostra vita e riaccenda le pulsioni dell’eros fonte di evoluzione.

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