Sindrome del brutto anatroccolo: la dipendenza dalla bellezza


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Sindrome del brutto anatroccolo: quando il brutto anatroccolo ancora non sa di essere un cigno.

Questa è la storia di un anatroccolo diverso dai suoi fratelli che, stanco di essere deriso ed emarginato per la sua diversità, si allontana da casa in cerca di un luogo e di una comunità in cui sentirsi accolto. I fratelli espressi nella fiaba non necessariamente rappresentano i familiari ma, anche una volta usciti dal nucleo familiare, le persone che si  verranno ad incontrare nella vita.

La diversità dagli altri di cui si parla nel nostro caso non è riduttiva, ma bensì migliorativa, rispetto allo standard umano dal quale ci si trova circondati. Di fatto si è migliori, ma la percezione di essere un brutto anatroccolo impedisce di vedersi per come davvero si è.

Dopo varie peripezie, nella fiaba, il presunto anatroccolo incontra un gruppo di bellissimi ed elegantissimi uccelli acquatici. Era un gruppo di cigni, ai quali vorrebbe tanto avvicinarsi, ma teme di essere respinto, ancora una volta non sentendosi alla loro altezza. Per un caso, si vede riflesso nell’acqua dello stagno mentre li osserva e con grande stupore scopre di non essere affatto un anatroccolo goffo e imperfetto, come tutti volevano fargli credere. Ed egli stesso si induceva a credere in ogni pensiero che aveva, bensì di essere anche lui, un regale e affascinante cigno.

Questa fiaba dà il nome a una sindrome, detta appunto “sindrome del brutto anatroccolo”. Una condizione caratterizzata da una bassa autostima, negazione di Sè e da un costante senso di non appartenenza.

Modalità percettive della sindrome del brutto anatroccolo

Chi soffre della sindrome del brutto anatroccolo si sente sempre inadeguato e non all’altezza, sia da un punto di vista fisico che caratteriale. Infatti, pur avendo grandi obiettivi, di fatto tende a ridimensionare al ribasso la propria qualità di vita, portandosi a livelli esistenziali minimi. Essendo convinto di valere meno degli altri si paragona di continuo a modelli di persone che ritiene migliori di lui, alle quali vuole assomigliare, dalle quali vorrebbe essere incluso e riconosciuto, pur se nella realtà magari risultano essere di un livello inferiore al suo.

Questo comporta sperimentare la sensazione di essere sempre fuori posto, significa non sentirsi mai abbastanza giusti, o all’altezza delle situazioni. Significa vivere un senso di isolamento e solitudine, anche se si è in mezzo agli altri, si pensa di essere incompresi e sbagliati, cosa che aumenta il bisogno deli altri.

Una forte influenza nel vissuto quotidiano

Questa condizione si infiltra nei modelli mentali percettivi della persona che ne soffre, con una serie di ripercussioni negative nella vita di tutti i giorni.

Si può diventare dipendenti anche della bellezza altrui. La sindrome del brutto anatroccolo fa si che ritenendosi brutti dentro o fuori, per vedersi belli ed accettarsi, si abbia bisogno della bellezza altrui che faccia da specchio riflettente su se stessi. E’ come se un Sole non potendo brillare di luce propria, spera nella luce della luna, non rendendosi conto che non vede la sua luce non perché non l’abbia, ma perché è ad occhi chiusi.

sindrome del brutto anatroccolo

Nel caso sia una donna ad avere tale problema, probabilmente si legherà con un narcisista che la sottometterà annullandola sempre più.  Mentre, se è un uomo, si potrebbe legare con una bellissima donna, che gli porterà via tutto, non potendo riconoscere se l’ama oppure lo sta solo usando.

In questi casi il proprio Io, visto come Brutto, per ovviare a questa distorsione frustrante, può cercare quello di un altro, ritenuto da egli bellissimo a compensazione, in modo che gli faccia da specchio di Sé sostitutivo, cosa pericolosissima, comportando questo l’annullamento pressoché totale di se stessi e portandosi a vivere una vita non propria, ma bensì, si diventa il riflesso sbiadito altrui, innescando una totale sudditanza e dipendenza.

La realtà prima o poi verrà a galla e purtroppo questa compensazione si trasformerà presto in sofferenza e perdita di identità, cosa che lascerà ancora più vuoto e frustrazione rispetto a prima.

Sentirsi brutto e inadeguato: le piccole imperfezioni amplificate a dismisura

Chi ha questa percezione di se, rifugge tutto quanto gli ricordi ciò che per lui è brutto, sia fisicamente che interiormente. Aimè però, anche la vita reale diventa brutta, ritenuta sporca e distorta nelle sue dure realtà, ed in questi casi, ogni imperfezione della vita stessa viene vista come difetto ingestibile perché evoca le proprie presunte bruttezze.

sentirsi inadeguato

Anche i rapporti che riuscirà ad avere saranno superficiali, perché improntati più sull’apparire che l’essere. Saranno privi dell’accettazione anima e corpo dell’altro, che solo l’amore profondo dell’anima altrui può donare. Molti uomini affetti da tale problema ad esempio vanno in crisi se le loro compagne hanno delle smagliature oppure magari dopo una gravidanza, quando il seno per gravità cede, si perde l’essenza dell’altro, visto di fatto come contenitore e non per il contenuto.

Si potrebbe pensare che siano narcisisti, mentre in realtà no, perché è solo un bisogno compensativo di bellezza portato allo stremo, sono più ciechi in cerca di luce altrui che manipolatori.

Oltre a ciò, nel quotidiano costui si sente un perdente a prescindere dai risultati. Questo gli eviterà di esporsi nelle situazioni della vita che invece potrebbero essere per lui una svolta. Non si metterà mai davvero in discussione, rimarrà lì con la mente vincolata alle sue credenze, pronto a combattere fino allo stremo non per per cambiarle, solo per confermargli le sue distorte percezioni. Rifuggirà le occasioni per mostrare la sua personalità e farsi notare essendo per lui una fatica enorme, vista la bassa considerazione inconscia che ha di se stesso.

Se i suoi obiettivi sono contenuti e mai lungimiranti, sempre mezzo passo mai un salto, perché pensandosi un anatroccolo, non sa di avere le ali da cigno che gli permetterebbero di volare. Anche i risultati che raggiungerà quindi saranno frustranti e non faranno altro che confermare la visione negativa di sé. Talvolta, questo status quo può diventare un alibi dietro cui nascondersi per giustificare l’incapacità di mettersi in gioco e di trovare il coraggio per manifestare nel mondo il proprio modo di essere, aderendo alla migliore versione di ste stessi e non più a quella limitante.

Da dove nasce la sindrome e come superarla

Le cause di questa sindrome affondano le loro radici nell’infanzia. Spesso il contesto familiare e quello scolastico creano le basi perché tali insicurezze si amplifichino. Ciò però non avviene di proposito: può capitare che in una famiglia siano valorizzate delle caratteristiche, in cui il bambino non si riconosce, a scapito di altre. I giudizi genitoriali come quelli esterni, soprattutto in tenera età,  fanno sentire diversi, inadatti, imperfetti e non avendo ancora gli strumenti per mettere in discussione i comportamenti altrui ci si convince lentamente di non essere giusti rispetto agli altri.

Vista la vastità delle implicazioni che questa sindrome genera, andando a toccare essa tutti i comparti della propria vita, sia in se stessi che verso le relazioni, le professioni e l’amore, l’aggiustare lo “specchio percettivo di Sè” è cosa lunga e complessa. Ecco quindi cosa devi fare:

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  1. Correggi il filtro che applichi alla realtà. Tutti hanno una visione della realtà, che non è mai oggettiva ma filtrata dalla propria visione del mondo. La distorsione percettiva fa si che di fatto si indossa una lente mal tarata che distorce ogni cosa che vediamo. Si tratta di cambiare prospettiva: Frequenta i cigni, non gli anatroccoli, in quanto chi si crede tale, pur non essendolo, alla fine pur mentendo a se stesso frequenta quelli che crede i suoi simili. O come afferma Nietzsche, rifuggi dalle mosche del mercato, smetti di guardarti attraverso gli occhi e i filtri degli altri, che contribuiscono a rimandarti un’immagine di te che comunque alla fine confermerà le tue paure. Invece, cerca persone senza filtri, che siano pronti all’accoglienza ed al riconoscimento del tuo effettivo valore. Ti sei fidato di chi ti guardava con occhi poco benevoli, perché non dovresti fidarti di chi ti vede per chi sei davvero?
  2. Trova la tua cerchia e crea il tuo universo. Il brutto anatroccolo pensava di essere sbagliato. Si considerava inadeguato, diverso e soffriva di solitudine e per questo si accontentava di tutti. Non riusciva a trovare un luogo di appartenenza, una comunità di cui sentirsi parte. Se sei da solo, i tuoi tratti distintivi che ti rendono speciale, ti peseranno emotivamente ancora di più. Trova dei modelli di riferimento che rispecchino i tuoi valori, punta in alto, vai in cerca di persone che ti somiglino, mettiti in relazione con chi ha delle caratteristiche affini alle tue oppure chi vedi già volare. Sperimentare un senso di appartenenza ti aiuterà a sentirti meno solo e anche meno “difettoso”.
  3. Diventa un’unica ed irripetibile opera d’arte. Se soffri della sindrome del brutto anatroccolo, probabilmente attui modelli esistenziali al ribasso, diversi, rispetto a ciò che sei davvero. Nel confronto con questi modelli, confermi il tuo pregiudizio su di te, credendo di avere dei difetti irreparabili. In realtà, però, se togli il tuo limite, nel quale purtroppo ora ti riconosci, l’opposto di esso diventa invece la tua libertà e peculiarità, ciò che ti distingue dagli altri e che ti rende unico. Guardati intorno, non vedi che gli altri non hanno i tuoi colori? Prova a coltivare il tuo valore aggiunto, la tua magia: è quello che fa la differenza, ma in senso positivo!
  4. Coraggio: salta e poi vola, diventa chi sei davvero. Alla fine della fiaba, il brutto anatroccolo scopre la sua vera identità. Per tutta la sua vita ha cercato di conformarsi a certi standard che non potevano essere i suoi, semplicemente perché lui non era ciò che gli altri gli suggerivano. Lui era destinato a manifestare la sua vera natura. E allora, basta regole igienizzanti e riduttive che limitano il tuo potere. Abbi il coraggio di scrollarti di dosso tutti i condizionamenti esterni e difendi la tua identità e la tua personalità. Non tradire chi sei, non aver paura di essere un outsider, perché non lo sarai mai. O meglio, lo sarai solo da anatroccolo, non certo se hai il coraggio di diventare il cigno che sei.

Ecco come superare la sindrome del brutto anatroccolo. Non smettere mai di prenderti cura di te e, allo stesso tempo, dai una possibilità al tuo cigno interiore nel mostrare la tua vera natura. Sei pronto a sbalordire tutti?

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